QuartoStato

«Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d’una giornata d’estate, due contadini s’avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall’ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune…», così, nel 1892 , Pellizza da Volpedo descrive Il Quarto Stato. Figlio di contadini; nato il 28 luglio 1868 in un paese dell’alessandrino; spesso creduto pittore d’un solo quadro; fu un maestro dell’ottocento italiano, e lo dimostrano i Panni stesi al sole, il meraviglioso Ritratto del mediatore Giani o lo Studio di testa conservato a Lugano, che nasconde qualcosa di fiammingo. Frequentò l’Accademia di Brera, dove fu allievo di Hayez. Conobbe Fattori e Segantini, giganti della sua epoca. Impiegò dieci anni a realizzare Il Quarto Stato, che aveva progettato come suo capolavoro. Quando l’opera non fu accolta come s’immaginava, cominciò a dubitare del proprio talento. Si recò in Engadina, sulle tracce del maestro Segantini, a ricercare ispirazione. Sembrò ritrovarla, ma la morte improvvisa della moglie, nel 1907, lo spinse nel baratro della depressione, in cui trovò la morte poco dopo. Solo nel 1920 la grandezza del suo quadro più famoso fu riconosciuta: il Comune di Milano acquistò Il Quarto Stato per cinquanta mila lire: fu al Castello Sforzesco, poi a Palazzo Marino e infine al Museo del Novecento. Nel 1976, Bertolucci ne fece lo sfondo per i titoli di testa del suo Novecento. Volpedo, dopo più di cento anni, non è molto diversa da quella che si scorge nello sfondo del quadro.

(Stefano Bandera) ©riproduzione riservata

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