Racconti

La voce silenziosa della neve

neve

Si svegliò all’improvviso. In un misto di ansia ed angoscia. Non era stato un rumore a svegliarlo; al contrario, l’assenza di rumore. Guardò l’orologio: tra un’ora doveva alzarsi. Si raggomitolò nelle coperte, nascondendosi dentro il calore. Da quando era al nord, dopo due mesi nel Centro d’Identificazione di Bari, aveva sempre freddo, nonostante gli strati di maglie.

Si alzava tutti i giorni all’alba per andare a lavorare all’ortomercato e durante i quaranta minuti di tragitto in autobus passava il tempo a tremare di freddo, rimpiangendo il caldo soffocante del suo villaggio, nel centro dell’Africa. Solo quando iniziava a lavorare, e sentiva il sudore scorrere sotto i vestiti, cominciava a stare bene.

Rannicchiato nel letto, ascoltò il cuore riprendere il suo ritmo. Intorno a lui, nella casa, il silenzio della notte era rotto solamente dal respiro dei compagni che affollavano la piccola casa ad un piano affacciata sul vuoto nebbioso della grande pianura.  Aveva sete. Andò in cucina e bevve a grandi sorsi un bicchiere d’acqua gelida. Ascoltò ancora: il silenzio che lo aveva svegliato era ancora là fuori. Andò alla finestra e scostò leggermente la tenda: davanti a lui si stendeva un mare bianco, candido, e dal cielo cadevano incessantemente grandi fiocchi di bambagia. Gli occhi e la bocca si spalancarono per la meraviglia. Era la prima nevicata della sua vita. Si diede un colpo sulla fronte, per assicurarsi di essere sveglio.

Chiamò i suoi amici e tutti si vestirono in fretta, incuriositi e affascinati dalla bianca presenza che illuminava la notte. Aprirono la porta e si fecero investire dall’aria gelida. Come gatti, curiosi e intimoriti al tempo stesso, si mossero cauti e lenti alla scoperta di quel nuovo elemento, magico e sconosciuto, che avevano visto soltanto da lontano sulle cime di montagne sconosciute. Si avventurarono nel prato incolto che si stendeva davanti alla casa, all’ultima periferia della città. Iniziarono a rincorrersi, a spingersi, a tuffarsi, mentre  la neve entrava dagli scolli delle maglie, facendoli gridare per il divertimento e per il freddo. Uno scattò una foto da mandare a casa: tutti insieme, confusi e sorridenti nella luce dell’alba, a rotolare in quel mare di neve che si confondeva con i loro sorrisi e che, nella nostalgia della loro terra, regalava la spensieratezza del giorno che nasceva.

(Stefano Simonini) ©riproduzione riservata

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