henna

La cornice è l’Huis Ten Bosch Park di Sasebo – nei pressi di Nagasaki – un parco a tema che riproduce uno scorcio di territorio olandese. Il quadro è l’Henn-na Hotel, un albergo ipertecnologico, di gelido colore bianco, diverso da tutti gli altri. Appena entrati, immersi nell’asettico silenzio della hall, vi chiederete perché gli uomini e le donne del personale si assomiglino tutti tra di loro, perché si muovano con passo rigido e leggermente strascicato, vi passino accanto discreti e silenziosi e, al banco della reception, rispondano alle vostre domande con voce metallica e priva di colore, mentre sulle loro facce di porcellana si disegna l’ombra di un sorriso stereotipato. La risposta è semplice: quel piccolo esercito di esseri discreti e troppo silenziosi è formato da perfetti robot, utilizzati per la prima volta come personale di servizio in un hotel, a sostituzione del personale umano.

In breve, lo stupore e la sorpresa si mischieranno all’inquietudine. Non siamo ai replicanti di Blade Runner, ma poco ci manca. Pur avendo già pagato la stanza, penserete di cercare un altro posto in cui dormire; ma la città è lontana e non ci sono taxi in servizio nel parco durante la notte. Nel silenzio della vostra camera, avvolti dalla quiete della sera, pur essendo assaliti dai morsi della fame, deciderete di rinunciare alla cena e mangiare il giorno dopo, perché l’idea di scendere al ristorante vi farà cadere vittime dall’ansia e vi sembrerà di sentire strani rumori fuori dalla porta. Vi infilerete nel letto, la testa sotto il cuscino, in attesa di un sonno che non arriverà e, se in qualunque altro luogo del mondo sareste usciti a passeggiare tra gli alberi profumati del parco, qui al solo pensiero di tornare a sentire quel disturbante e fastidioso rumore di passi strascicati, ve ne guarderete bene: non si sa mai cosa potrebbe succedere, la notte, in quel mondo di occhi senza luce.

(Stefano Simonini) ©riproduzione riservata

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