dolore

Il dolore è un uomo accucciato, di spalle, aggrappato al bordo di un muretto. È un camice bianco, una mano sugli occhi (forse, ma è solo un’induzione, perché in realtà quella mano non si vede), una pozza di luce verdastra sull’asfalto nero, lucido, bagnato. Il dolore è distanza, non ha volto, non è rappresentabile. L’immagine del dolore è la fotografia di questo medico, che piange (?) disperato per non essere riuscito a salvare la vita a un ragazzo di diciannove anni. È successo in California, pochi giorni fa. Un collega l’ha fotografato, ma una qualche forma inconscia – forse innata – di pudore gli ha impedito di avvicinarsi di più al soggetto dell’immagine. Perché il dolore, per sua propria natura, allontana: allontana chi soffre, allontana da chi soffre. Trasformando, paradossalmente, la distanza nell’unico modo per partecipare a quel dolore, per riuscire – per quanto ci si riesca – a condividerlo. Da lontano, in silenzio, osservando le lacrime lunghe di un lampione stradale.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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