Libri

Amos Oz. Giuda

giuda

Wald, Atalia, Shemuel. Un vecchio arrabbiato, una donna delusa, un giovane ingenuo. Sembrano i personaggi di una fiaba, di un racconto esemplare. Sono i protagonisti di Giuda, l’ultimo romanzo di Amos Oz. Il giovane cerca lavoro, lo trova leggendo un annuncio sulla bacheca dell’università: per alcune ore al giorno – vitto e alloggio pagato, un piccolo mensile – dovrà tenere compagnia a un vecchio scorbutico. Sotto lo stesso tetto – Shemuel in mansarda, gli altri al pian terreno – vive anche Atalia, la nuora di Wald, vedova del suo unico figlio. Per quattro mesi, nella Gerusalemme di fine anni ’50, i tre dividono una casa ai confini del mondo, dove capita «di udire la melodia lontana di una fisarmonica o le struggenti note di un’ocarina». C’è un giardino lastricato. Ci sono i cipressi. C’è una finestra dal vano profondo – in cui Shemuel ama sdraiarsi – che assomiglia a un cannocchiale rovesciato.

Ciascuno dei tre ha alle spalle un tradimento: dalla vita; dallo stato; da una ragazza. Ciascuno ha un proprio fantasma: quello di Wald è l’amico e consuocero Abrabanel, il padre di Atalia; quello di Atalia è il marito Micah, morto in guerra dieci anni prima; quello di Shemuel è Giuda, argomento della sua tesi di laurea. Chi era Giuda? Il suo nome significa tradimento. Ma fra gli apostoli chi non tradì Gesù? Tutti fuggirono, quando il messia fu arrestato: persino Pietro, su cui poi fu fondata la chiesa. Quindi perché solo a Giuda restò incollato il marchio dell’infamia? E il tradimento è davvero un’infamia? O è forse, invece, l’estremo gesto della libertà, del desiderio di cambiare le cose? Se lo chiede Amos Oz, con la sua scrittura senza fronzoli, in cui non c’è parola che non sia significante. Ce lo chiediamo noi, che nelle pagine sentiamo l’odore dei corpi, la loro durezza, il loro calore. Se lo chiede Shemuel, che una volta lasciata la casa – dove amore e tradimento si intrecciano – arriva alla domanda come unica forma di risposta.

Oz sa che la risposta non esiste o – se esiste – è diversa per ciascuno. Ma, seguendo un filo rosso che attraversa il destino del popolo ebraico, collega la figura di Giuda a quella di Abrabanel, entrato in conflitto con Ben Gurion all’epoca della fondazione dello stato di Israele. Per Abrabanel, fautore del dialogo fra ebrei e arabi, la fondazione della nuova nazione avrebbe portato ad un’eterna guerra. Per questo fu considerato un traditore. Per questo fu costretto alla solitudine, incarcerato in una forma di oblio. Così accadde anche a Giuda, rinnegato da tutti – come Gesù –, incarcerato nel suicidio per impiccagione, cioè in una crocifissione mascherata. Perché i popoli hanno bisogno dei propri traditori: hanno bisogno di nemici esterni ma, forse ancor di più, di quelli interni. Nessuno stato si regge senza dei nemici: se non ci sono, vanno ricercati, vanno creati. Gli ebrei hanno creato il traditore Gesù, i cristiani Giuda, noi la vita, lo stato, una ragazza. Il traditore è il termine di misura della nostra forza. Quello che però, quasi sempre, ignoriamo, è che ogni forza ha un limite, che: «tutta la forza del mondo non basta per trasformare l’odio in amore».

Amos OzGiuda, Feltrinelli – pp. 336, € 18,00

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...