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La città dove è nato se l’è lasciata alle spalle tanto tempo fa, insieme all’incomprensione e alla vergogna di una famiglia che non ha fatto niente per capire e accettare.

Nella metropoli dove vive adesso, pochi conoscono la sua storia, e nella totale libertà che garantisce l’anonimato, ha iniziato a rivivere. Quando, per la strada, si confonde tra la folla senza volto, sa che nessuno saprebbe indovinare il suo segreto. Quando si guarda allo specchio, si compiace dell’immagine riflessa: un giovane con la barba perfettamente curata, le spalle ampie e i muscoli scolpiti, frutto di un metodico e faticoso esercizio quotidiano. E si compiace anche della sua voce calda, dalle sfumature sempre più baritonali.

L’uomo che è diventato – ha lavorato giorno dopo giorno per cercare sé stesso – ha trovato la forza e il coraggio per inventarsi una vita nuova: la bambina che ogni anno, a Natale, chiedeva a Gesù bambino di poter essere Ken, e imparare ad amare gli uomini come soltanto gli uomini sono capaci di fare, è ormai un ricordo sbiadito dal tempo.

Dal giorno in cui Francesca si è chiusa una porta dietro le spalle e, senza salutare nessuno, ha buttato le sue ali di farfalla ed è tornata a essere un bruco. Dal giorno in cui Fran, risvegliandosi nella stanza luminosa e ovattata di un ospedale sperduto nella placida tranquillità delle montagne, ha saputo che quel dolore sordo, laggiù in fondo, era la prova tangibile della sua nuova nascita.

(Stefano Simonini) ©riproduzione riservata

 

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