Storie e persone

Stazione centrale di Milano: latte, pane e circa un metro quadro di bellezza

Mezzanino Stazione centrale profughi

In questi giorni ho letto diverse storie che raccontano la solidarietà spontanea dei cittadini milanesi, ma non si tratta dell’eccezione dell’ultimo flusso di profughi e migranti. Va avanti da tempo.

Il mezzanino della stazione centrale di Milano è un luogo in cui si lavora alacremente per accogliere, sfamare, accudire, curare, disinteressandosi delle polemiche che sempre si accompagnano agli spostamenti in massa di esseri umani; fuggono da condizioni di vita disastrose e speranze azzerate, guerra, talora correndo i rischi di una navigazione che può non approdare in nessun luogo.

Non sono nata a Milano, ma ci vivo da un tempo sufficientemente lungo da sentirmi conquistata dalla sua anima. Nessun luogo è perfetto, la contraddizione è di questo mondo, ma il cuore di Milano, in frangenti in cui si esprime solidarietà,  sa farsi amare.

Un articolo di Repubblica on-line, in particolare, (leggi qui) racconta piccoli aneddoti su chi porta quello che pensa possa servire: dagli spazzolini da denti, ai biscotti, dal latte ai palloncini per far giocare i bambini, menzionando – tra gli altri –  un artista di Brera che ha donato un quadro perché vada a decorare le pareti del dormitorio pubblico di via Aldini.

Non sono riuscita a scoprirne il nome, oltre al  suo definirsi “Terremoto di Brera”, ho un paio di telefonate che potrei fare, ma non voglio utilizzare dei numeri che in questo momento servono per le emergenze, la mia curiosità può aspettare e probabilmente si tratta di telefonate che non farò mai.

Allora, caro Terremoto di Brera, o qualunque sia il tuo nome, ti contatto pubblicamente, sperando nei canali misteriosi che il web trova per far arrivare i suoi messaggi e dirti che il tuo gesto è davvero bello (e resterebbe tale  anche se tu l’avessi solo pensato o se il  quadro non fosse tra i migliori che hai dipinto).

Il nutrimento di un essere umano è quanto di più complesso esista; si tratta di un’alchimia di nutrienti e solo una parte minima passa per la bocca. Pensieri, emozioni e speranze vanno alimentati allo stesso modo, anche con la bellezza, anche quando si tratta di uomini e donne che hanno compiuto viaggi quasi al limite dell’umana sopportazione e talora oltre, probabilmente proprio in quel caso.

In centrale, in questi giorni, i cittadini milanesi hanno portato molte cose che possono servire: biscotti, merendine, cracker, latte, abiti, scarpe e circa un metro quadro di bellezza – forse qualcosa in più, forse qualcosa in meno – fissata in un quadro.

Servono tutti, per rifocillarsi, curarsi, rinsaldare la speranza.

(Paola Giannelli) © riproduzione riservata (foto Newpress)

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One thought on “Stazione centrale di Milano: latte, pane e circa un metro quadro di bellezza

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