Poesia

12 giugno

12giugno

La camera è mutata,

è sparpagliata,

la pista con le automobiline che si rincorrono

e i letti disposti in altro modo.

Io  la vedo come allora,

avvolta nella penombra,

il mio vestito di lino rosa antico

stropicciato nell’incontrarci,

con i suoi quadrifogli crema

giardino d’inizio estate sul parquet.

Si susseguiranno i resoconti,

al congedarmi da tutto il  bene.

Passerò in rassegna ogni batticuore,

sussulto vivido,

battito tonico

non più rilevabile da macchina umana.

La bocca che ride ilarità.

Il cane striato che dona fedeltà.

Il braccio che offre la soluzione.

Il lenzuolo che accoglie il primogenito e il secondogenito,

Occhi di bosco che ripara, Occhi di cioccolato che suona.

L’uomo che canta Un amore così grande nella piazza assolata.

Il Maestrale che non si placa.

Il vestito,

quello rosa  antico a quadrifogli  ho detto,

quello che  non trovavano più,

quello che ora mi stanno mettendo,

nati da me e rasserenati.

 

(Simonetta Bernasconi) © riproduzione riservata

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