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Una ragazza in estasi, stesa su un letto di patatine fritte. Un uomo stravaccato sul divano, il corpo avvolto di spaghetti. Una donna il cui bicchiere viene riempito di liquido ambrato da una “spina” non identificata. Una piadina sospesa a un pene eretto, stretto nella stoffa di un costume da bagno. Sono alcune delle cartoline «Saluti da Rimini» realizzate da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari (qui potete vedere la galleria completa http://www.designboom.com/art/maurizio-cattelan-pierpaolo-ferrari-saluti-da-rimini-07-03-2015/). Le immagini non sono state create ad hoc, ma recuperate nell’archivio della rivista Toilet paper (creata dagli stessi Cattelan e Pierpaoli) e ritenute adatte allo scopo. Premesso che, parafrasando Hanns Johst, «quando sento nominare Cattelan tolgo la sicura alla mia Browning», il punto è proprio questo: qual è lo scopo della campagna, moltiplicata per tutta la città romagnola su cartelloni giganteschi? Epater le bourgeois – sbalordire il borghese – come si diceva una volta; blandire il riminese con i simboli, anche metaforici, della sua città (cibo, machismo, sesso e donne disponibili); o, più semplicemente, produrre qualcosa di apparentemente provocatorio, ma adatto a far parlare di sé? Esclusa forzatamente la prima ipotesi per l’avvenuta estinzione dell’uomo borghese, restano le altre due, e da entrambe si evince una cosa: Cattelan sa cos’è l’arte contemporanea. Non ho detto moderna, ho detto contemporanea, e spiego perché: l’arte moderna implica il concetto di modernità – che è atemporale, come quello di classicità –, l’arte contemporanea, invece, è completamente immersa nel proprio tempo, senza possibilità – forse nemmeno voglia – di uscirne. L’arte contemporanea è creata per l’uomo contemporaneo e l’uomo contemporaneo è l’uomo medio descritto da Orson Welles ne La ricotta di Pier Paolo Pasolini: «un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista». E lo è ancora di più proprio quando crede di essere il contrario. L’arte contemporanea è lo specchio di quest’uomo (ripeto, non l’arte moderna): un mostro conformista e qualunquista, farcito di teppismo, sovente razzista e sessista. Artisticamente, quelle di Cattelan e Pierpaoli sono immagini senza alcuna forza, perché ormai totalmente sorpassate, ma, proprio perché sorpassate, sono adatte all’uomo medio. Così, per quanto mi ripugni, riconosco che Cattelan è un genio. Un genio mostruoso e qualunquista, capace di far dire all’uomo medio: io so, io ho capito.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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