manuale

Chi non l’ha mai desiderato? Non quello falso e apocrifo, pubblicato nel ‘69 (e da poco ristampato), ma quello vero, quello dei fumetti. Smilzo e leggero, come le bisacce dei cavalieri antichi di cui parla Don Chisciotte; capace di stare in una tasca – ma dove hanno le tasche Qui, Quo e Qua? – e contenente tutto lo scibile dell’Enciclopedia Britannica. Vuoi conoscere una qualsiasi cosa? Apri il Manuale delle Giovani Marmotte e la tua curiosità sarà placata. Dalla storia alla botanica, dalla geografia alla semplice aneddotica: in quel fantastico libretto è contenuto tutto.

Sembra quel libro descritto da Borges nella Biblioteca di Babele, che quando viene sfogliato moltiplica le sue pagine all’infinito, trasformandosi in un libro circolare. Che delusione, confrontato a quell’autentico mostro metafisico scoperto sulle pagine di Topolino, il Manuale delle Giovani Marmotte che arrivò finalmente in libreria e ci capitò di avere tra le mani. Solo la copia di una contraffazione. Il riassunto di un falso mal riuscito. Certo, qualcosa di carino c’è anche lì – il codice segreto dei dada Urka, il sistema per costruire un arco – ma cosa ce ne importa di come conservare i fiori recisi o dell’insulsoVocabolario dei nei?

Facevamo la prima elementare e quel Manuale delle Giovani Marmotte fu una delle prime grandi delusioni delle nostre piccole vite. Tutto ciò che speravamo di trovare, in quel pessimo libro non c’era: ma c’era quello che non ci aspettavamo. Forse la maturità, per noi, cominciò lì.

 (Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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