piscina

La piscina è un film di Jaques Deray del 1969. La piscina è un libro di Lee Ji Hyeon Lee uscito il mese scorso. Cos’hanno in comune, a parte il titolo? Niente, se non, appunto, la piscina, che è la vera protagonista di entrambi i racconti.

Nel primo: lui, lei, gli intrusi e la piscina. Nel secondo, lui, lei, gli intrusi e la piscina. Questo per dire quanto elementi simili possano dar vita a storie abissalmente differenti, se non in un punto: la profondità della piscina, che è la chiave di volta di entrambe.

Il film di Deray è un noir (anzi, un polar, come dicono in Francia), il libro di Ji Hyeon è una favola. I protagonisti del film sono adulti, quelli del libro bambini, gli intrusi del film sono amici, quelli del libro perfetti sconosciuti. Una cosa non varia, la piscina, che in entrambi i casi nasconde la verità: per negarla nel film di Deray, per rivelarla nel libro di Ji Hyeon.

A questo punto sarebbe facile citare la psicoanalisi e un libro come Thalassa, di Sándor Ferenczi (se non lo conoscete non preoccupatevi, avete tutto il tempo per leggerlo). Citerò invece Roland Barthes, quando dice che «scrivere è un colloquio con il corpo della madre». Perché la madre è acqua, la piscina è acqua e noi siamo acqua. Nell’acqua si nasconde il segreto della scrittura: nel dialogo continuo e inevitabile che intessiamo con essa. E anche con la piscina, ovviamente, che è allo stesso tempo contenitore e contenuto, anima e corpo, menzogna e verità. Sotterfugio che mi ha permesso di non rivelarvi la vicenda né del libro, né del film. (che vi consiglio entrambi)

Ji Hyeon Lee, La piscina, orecchio acerbo – pp. 48, € 15,90

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

Annunci