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Ricordo che il sole sorse un po’ più tardi quel mattino. Era ancora buio quando mi alzai dal letto. Guardai dalla finestra e, verso il porto, vidi solo nero, e nebbia, e sagome incerte di navi. L’orologio della cucina segnava le otto e un quarto. Andai di là, a svegliare la mamma, e in quel momento, finalmente, il sole sorse. Poi sentii il vento, il rumore, le orecchie appesantite. L’orologio si fermò alle 8:16 e 8 secondi. Caddi sul pavimento e su di me crollò tutto quello che la mamma aveva appoggiato sul tavolo la sera prima: la tovaglia, le stoviglie, le bacchette, un libro che dovevo riportare in biblioteca. Avevo sette anni. Non era mai successo, prima di quella volta, che il sole facesse così. Era il 6 agosto 1945. Abitavamo ad Hiroshima. Adesso ho 77 anni. Sono quasi viva. Da quel giorno, tutte le mattine, mi alzo soltanto quando il sole è già sorto.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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