Storie e persone

Indipendentemente da me

nicola

Non so prendermi cura delle piante.

Intendiamoci, adoro la natura, gli alberi e i fiori, ma i vegetali che entrano in casa, a meno che non siano riposti in sacchetti della spesa, scompaiono dalla mia coscienza nell’istante in cui oltrepasso la soglia.

Ogni volta che in primavera entro in un supermercato che trabocca di gerani, boungavillee e gelsomini, sospiro come per un amore impossibile. Poi procedo oltre, pensando alle volte che, colpita dalla bellezza di quelle piante fiorite, le ho acquistate e me ne sono ricordata quando erano già stecchite. E ripiego sui meno impegnativi basilico, rosmarino e salvia.

Fino a Nicola.

E’ un giovane ulivo che ho intravisto qualche anno fa, appena oltre le porte scorrevoli del supermercato vicino a casa. Appariva macilento, aveva qualche rametto piegato, sembrava dimenticato davanti ad alcuni ripiani colmi di cioccolatini. Non sembrava in gran forma e, per essere rimasto lì da solo, era sicuramente meno attraente di quelli acquistati prima. Probabilmente sarebbe rimasto lì fino ad essere buttato via.

Mi dispiaceva vedere un albero in quello stato e, considerando la cocciutaggine degli ulivi nel sopravvivere, pensai che potevo provare a portarlo a casa. Dove non sarebbe arrivata la mia memoria, avrebbe avuto la meglio la resistenza degli ulivi alla siccità, alla pioggia, al vento e sicuramente a me.

Il nome è venuto spontaneo, nata e cresciuta nella terra degli ulivi, il tradizionalissimo Nicola è affiorato in maniera naturale.

Nicola è un bravo albero, già l’anno successivo aveva prodotto le prime olive, quattro o cinque, facevano tenerezza anche se non sapevo cosa farne; quest’anno sono circa 50 e mi sforzerò di usarle in qualche modo. Sembra felice sul balcone interno – sempre che le piante sperimentino qualcosa di paragonabile alla felicità – sicuramente è in buona salute. Al mattino presto, ancora a letto, vedo una piccola chioma di foglie verdi e argento oltre la finestra. Mi mette di buonumore.

Ma la cosa più interessante di questo incontro botanico è che Nicola ha portato – insieme a radici, foglie e frutti – una piccola porzione della sapienza della sua specie. E’ un appunto quotidiano sull’inutilità di preoccuparsi sempre di ogni cosa, nello sforzo di prevedere e anticipare circostanze e conseguenze con precisione millimetrica. Ci sono eventi che sanno andare avanti da sé – è nella loro natura – persino se ti sforzi di imprimere una direzione differente. Nicola è un tratto di evidenziatore sull’importanza di mantenersi al di qua del confine sottile tra occuparsi e preoccuparsi della propria vita; cogliere quello che nel fracasso quotidiano di cose da fare, persone, sentimenti, aspirazioni e sogni ha davvero bisogno di uno sguardo attento, di un cuore accogliente e di un pensiero pronto.

Non ho sviluppato il pollice verde, credo di essere un caso difficile, ma non dispero per il futuro. Nella mia relazione con le piante, al momento, mi accontento di un promemoria, sul balcone, che mi ricorda che alcune cose procedono, indipendentemente da me.

(Paola Giannelli) © riproduzione riservata

Nell’immagine Nicola, Foto Paolo Scottini

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