mondo

Ho camminato per le strade della terra, conoscendo l’opulenza e la miseria. Ho seduto a tavole imbandite e condiviso il cibo semplice della gente di strada. Ho visitato palazzi di straordinaria bellezza e capanne in cui era difficile credere che qualcuno potesse vivere.

Ogni volta, è stato una sorpresa il regalo della vita cui potevo assistere, e mi sono mosso in punta di piedi per scoprire i doni che mi venivano offerti dal mondo. Ma ogni volta ho sentito ritornare prepotente il mio lontano passato.

Perché nonostante abbia viaggiato e vissuto in svariati paesi del mondo, ancora oggi, quando mi capita di attraversare una frontiera, ritornano improvvise le incertezze che si legano alle mie origini e alla cultura semplice che mi è stata trasmessa: all’essere nato e vissuto in un mondo piccolo, che aveva confini precisi e limitati, oltre i quali non c’era ragione di addentrarsi. E nasce in me, di conseguenza, la sensazione di avere fatto troppa strada, partendo da luoghi e da tempi lontani che, forse, tutta questa strada non l’avrebbero prevista.

Quando ero un bambino, anche Milano – vista dal piccolo paese in cui sono cresciuto e che distava dalla metropoli solo venticinque chilometri – sembrava una città lontana, un miraggio irraggiungibile, dove ci si recava qualche rara volta, con timida soggezione.

Eppure, affrontando la mia paura dell’ignoto, ho sentito molto presto il bisogno di andare via da casa. La curiosità di conoscere il mondo e le sue genti, di mischiarmi tra i colori e i sapori è stata così prepotente da togliermi il fiato e farmi partire senza indugi.

Solo, tra parole che non capivo e profumi sconosciuti, errabondo per strade straniere, qualche volta mi sono fermato, e ho cercato di guardare alla vita con gli occhi del bambino che sono stato: quel figlio di contadini e di operai che, nonostante la sicurezza del piccolo mondo antico, un giorno aveva sentito il bisogno di vivere all’avventura.

E ho ripensato, con il sorriso sulle labbra, ai campi sterminati che, come mari verdi, sembrava non finire mai; alle strade dove correvo in bicicletta, cantando a squarciagola; alla piccola piazza della chiesa, dove incontravo gli amici; alle case aperte, nelle sere d’estate; a quel paese che ormai sopravvive solo nel mio cuore, dove conoscevo tutto e tutti e che, agli occhi di me bambino, sembrava essere un mondo perfetto.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

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