Inquieto vivere

Charlie Hebdo, un anno dopo Charlie

luz

Il suo nome è Rénald Luzier, fa il disegnatore e si firma Luz. È nato il il 7 gennaio 1972 e il suo compleanno gli ha salvato la vita. Con ogni probabilità gli ha anche regalato considerevoli sensi di colpa per essere ancora vivo. Il mattino dell’attentato  si era trattenuto a casa insieme a sua moglie, Camille, arrivando nella redazione di Charlie Hebdo – di cui faceva parte –  in ritardo. La carneficina era appena avvenuta, è stato uno dei primi a vedere lo scempio e a raccontare cosa era successo.

È sua la copertina con cui Charlie Hebdo tornò in edicola il 14 gennaio, a redazione decimata, una settimana dopo l’attentato. Raffigura Maometto in lacrime che regge un cartello bianco con su scritto «Je suis Charlie», sullo sfondo verde la scritta «Tout est pardonné», tutto è perdonato.

La storia di Luz aiuta a raccontare cosa sia accaduto a Charlie Hebdo da allora, oltre il dolore, le commemorazioni, lo spostamento della redazione presso il quotidiano Libération, la presenza costante degli agenti di sicurezza, la fatica psicologica di continuare a disegnare – uno dei pochi disegnatori rimasti – come prima dell’attentato e il desiderio di non mollare, nonostante il bisogno di elaborare un evento che, a livello individuale, può essere paragonato all’esplosione dell’universo.

L’attentato ha anche rappresentato una svolta nella gestione di Charlie Hebdo, che da essere un fenomeno di nicchia è diventato un settimanale da 200.000 abbonamenti (contro i 10.000  precedenti l’attentato) e ha visto affluire in redazione un fiume di denaro. Si è passati da un’organizzazione quasi casalinga, in cui non si era mai sicuri di riuscire a pagare gli stipendi, alla disponibilità di quasi 30 milioni di euro sulla cui gestione i pareri sono stati discordanti: Luz e altri avrebbero voluto che una parte della proprietà di Charlie Hebdo fosse riservata a tutti i membri della redazione. Pareri diversi sono stati espressi anche su come potesse rinnovarsi il periodico, nel solco della sua storia e senza rinnegarne le scelte.

Lo scorso maggio Luz decide di lasciare Charlie Hebdo, decisione divenuta operativa a settembre, ma afferma che le questioni gestionali e finanziarie non c’entrano, è stanco, ha bisogno di tempo per pensare, a cosa disegnare innanzitutto. Racconta in quei giorni: «Ogni numero è una tortura, perché gli altri non ci sono più. Trascorrere notti insonni a convocare gli scomparsi, a domandarsi cosa Charb, Cabu, Honoré, Tignou, avrebbero fatto, è faticoso».

A maggio viene anche pubblicato un suo libro a fumetti dal titolo emblematico Catarsi in cui, tra le altre cose, disegna la nascita del suo nodo allo stomaco, Ginette, una compagna costante nelle sue giornate, e poi la mano dal pugno serrato che si rifiuta di disegnare o i momenti in cui Luz sembra fuori di sé. Il libro è un modo per agganciarsi a se stesso, per ricrearsi – attraverso il disegno – con ironia, dolore, disperazione.

Scrive nell’introduzione: «Un giorno il disegno mi ha abbandonato. Lo stesso giorno in cui se n’è andato un pugno di cari amici. Con la sola differenza che poi lui è tornato. Un poco alla volta. A volte più serio, a volte più lieve. Con lui ho parlato, ho pianto, urlato, mi sono riconciliato, man mano che il segno diventava più chiaro. Abbiamo cercato entrambi di comprendere. Ci siamo detti, il disegno e io, che non saremo più gli stessi, Come tanti altri”.

La redazione di Charlie Hebdo ha lasciato i locali di Libération ed ora è in una nuova sede, pensata perché fosse completamente diversa, dall’indirizzo riservato, dotata di tutti i sistemi di sicurezza, inclusa una panic room, ma senza Luz.

La sua è una delle vie perseguibili. Impossibile comprendere fino in fondo cosa avvenga nella mente di un essere umano  che traduce il mondo in musica, parole, disegni o matematica, quando ti raccontano con violenza che il tuo modo più profondo di essere merita di essere annientato, fino alla radice dell’esistenza, sottolineando il tutto con raffiche di mitra.

È il modo più efficace di distruggere un individuo, rinnegarlo, rendendolo insicuro – il più profondamente possibile – nella parti più autentiche della sua umanità.

Luz, continuando a disegnare, ha cercato una catarsi, consapevole che non smetterà mai di essere Charlie Hebdo. Lui, veramente.

(Paola Giannelli) ©Riproduzione riservata

 

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