Storie e persone

Piccola storia nobile

gayan

Gayan ha 27 anni quando torna a Irana Willa, il piccolo villaggio di pescatori dal quale è partito, sette anni prima, per andare a lavorare a Jeddah, dove è diventato un cuoco raffinato.

Dopo avere passato qualche giorno in famiglia, a festeggiare il suo ritorno, la notte di capodanno, eccitato dalla festa e dall’inizio di una nuova vita, di cui ancora non sa nulla, esce a fare baldoria con gli amici.

Shashtika di anni ne ha solo sedici – è la terza di cinque sorelle – e quella sera sta passeggiando per il paese, in compagnia delle amiche con le quali è cresciuta. Stanno chiacchierando e ridendo, parlano di ragazzi e di piccole tresche d’amore che volano nell’aria. Poi percepisce uno sguardo insistente posato su di lei: si gira e lo vede, per la prima volta, e mentre lui non riesce a staccarle gli occhi di dosso, lei abbassa i suoi, intimidita.

È l’inizio di una storia che li vedrà amanti e sposi felici, nonostante tutto e contro tutti: perché quando Gayan chiede al proprio padre, ricco possidente del villaggio, di poter convolare a nozze con quella ragazza di quasi dieci anni più giovane, lui gli negherà il permesso. Perché lei è solo la figlia di un povero pescatore.

Gayan allora, inimicandosi la sua intera famiglia – che lo abbandonerà al proprio destino – sposerà la giovane ragazza che gli ha tolto il sonno, in un matrimonio misto – cattolica lei e buddista lui – in un paese dove si va in chiesa o al tempio con indistinta naturalezza.

La sera in cui mi accompagna in giro per il villaggio, tra il mare e le palme che si perdono a vista d’occhio, mi mostra le case dei suoi genitori e dei fratelli – di lussuosa ed esagerata bellezza – per darmi prova di tutto quello a cui ha rinunciato. Non parla più con nessuno di loro, tranne che, di nascosto, con la madre – perché per le madri i figli sono pezzi di cuore – e gira la testa dall’altra parte tutte le volte che li incontra per la strada.

Mi mostra orgoglioso la sua giovane sposa e il loro Situm, il bambino dagli occhi grandi nato due anni fa, che alla madre assomiglia come una goccia d’acqua.

«Questa è la mia famiglia, adesso. Mia moglie, con tutta la sua grande famiglia, e il mio bambino. Perché quello che mio padre non ha voluto capire è che anch’io sono povero, rispetto al resto del mondo.»

Nei suoi occhi neri brilla una lacrima e lui mi sorride, scusandosi per essersi lasciato andare.

«Il mio cuore batte forte, fino a farmi male, tutte le volte che la guardo negli occhi: nella vita avrei potuto rinunciare a tutto, ma non a questo amore.»

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

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