Storie e persone

Lava mae, una doccia per tutti

lava

San Francisco. Una mattina del 2012. Come tutti i giorni, Doniece Sandoval, manager azienda, si sta recando in ufficio a piedi. All’improvviso, da un vicolo di Castro Street, a San Francisco, sente uno strano lamento.

Si affaccia e scorge una senzatetto di età indefinita, seduta accanto alle borse che contengono tutta la sua vita: piange e parla da sola. Si lamenta che la vita per strada la costringe a vivere nella sporcizia, a non avere più una casa né un bagno, condannata a non provare mai più il piacere di sentirsi pulita.

Doniece, arrivata in ufficio, fatica a concentrarsi sul lavoro. La sua mente ritorna continuamente a quell’immagine straziante, a quel pianto disperato che non l’abbandona e l’accompagna per i giorni a seguire, costringendola a ripassare ogni giorno da quella strada, nella speranza di incontrare di nuovo la donna.

Quell’incontro casuale smuove la sua indifferenza. Facendo una ricerca in internet, scopre una realtà che la lascia di stucco: San Francisco – una tra le città culturalmente più influenti al mondo –  ha, nei confronti dei senzatetto, un’attenzione e una struttura di servizi paragonabili a quella di un paese del terzo mondo. Nell’intera città, per un numero approssimativo di tremila e cinquecento persone che vivono per la strada – molti sono interi nuclei familiari – esistono solamente sedici box doccia dove potersi lavare e prendersi cura di sé.

Questi dati la gettano nello sconforto. Inizia a parlarne alla sua cerchia di amici e conoscenti, cercando di creare un gruppo di persone, sensibili e volenterose, che possa aiutare tutta questa povera gente. Qualche giorno dopo, passando davanti a un deposito di autobus in disuso, viene folgorata da un’idea brillante e inizia a lavorare a un progetto che aiuterà i senzatetto di San Francisco.

Fonda un’organizzazione no profit, chiamata Lava mae e, grazie a fondi pubblici e privati, riesce a trasformare alcuni autobus in veri e propri bagni ambulanti, in grado di raggiungere e servire le diverse zone della città.

Ristrutturato con design dal gusto innovativo, ogni autobus – che attinge l’acqua dai numerosi idranti che si trovano per le strade della città – si compone di due docce private, toilette e spogliatoi strutturati in uno spazio accogliente, con musica e luci soffuse, e uno studio degli spazi in grado di garantire una privaci confortante a tutti coloro che ne fanno uso.

Perché si possa continuare a vivere per la strada con dignità – avendo accesso al cibo e a posti dove potere dormire – lavati e con abiti puliti, senza doversi vergognarsi di quello che si è, ed essere scansati dalla “gente perbene”, che una casa ce l’ha.

Entusiasmate dal progetto, molto presto anche altre città americane inaugureranno iniziative simili; un tassello di civiltà nelle nostre società, sempre più spesso connotate da contrasti disumani tra chi vive nell’eccesso e coloro ai quali è rimasta solo la vergogna dell’essere.

http://lavamae.org/

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

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