Inquieto vivere

Quattro Barbie per un mercato

barbie

C’è la cicciottella (curvy), la piccoletta (petite), la stangona (tall), e poi quella di sempre, Barbara Millicent Roberts, meglio nota come Barbie, la bambola che da più di mezzo secolo turba l’immaginario delle bambine – e forse dei bambini – di ogni parte del mondo (perché anche chi non ha l’originale, ne ha sicuramente una copia taroccata, praticamente identica).

Dopo due anni di tribolazioni, pensamenti e rimuginazioni, la dirigenza Mattel ha dunque preso la storica decisione: non più una sola Barbie, ma almeno quattro. Quattro perché il mondo cambia, il politicamente corretto è una prassi commerciale consolidata, e non è giusto che le bambine abbiano un unico modello di riferimento, costituito da una irrealistica mannequin con misure improbabili, gambe chilometriche, occhi la cui area compete con quella di un campo da tennis, e minuscoli piedini che prevedono esclusivamente l’uso di scarpe tacco dodici.

Volete che le bambine destinate a diventare simpatiche grassottelle, a rimanere piccole peperine o a trasformarsi in giraffone avvicinabili soltanto da ragazzi muniti di trampoli non abbiano una bambola che faccia loro da termine di paragone? Non sia mai. Anni fa l’Arabia Saudita vietò la vendita di Barbie perché «bambola ebrea in abiti succinti che diffondeva subdolamente i perversi valori occidentali», oggi, nella nostra società universalmente friendly, si rischia di perdere clienti per molto, molto meno. Basta una parola sbagliata per disattenzione, un tweet fuori posto, un post anche solo lievemente scorretto per scatenare la gogna dei social (col dubbio che, dietro, altri non ci sia che la diretta concorrenza).

Così, Barbie si adegua e, con tutte le sua varianti di incarnato, capigliatura, peso, misura e proporzioni, punta a sbancare il mercato: nell’attesa che arrivino sugli scaffali anche Barbie narcos, Barbie qaedista, Barbie califfato e Barbie scie chimiche. Per il solo mercato italiano, è inoltre in preparazione la Barbie Giovanardi, perché alla Mattel amano le sfide difficili. Intanto, però, per par condicio, vogliamo tre nuove versioni di Ken: calvo, con la pancia, peloso e con un piccolo emanatore di sudore. Perché si sa l’omm addà puzzà.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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