Inquieto vivere

Diecimila passi

passi

Ciao Ornella. Sto bene grazie. Sì, oggi esco di buonora. Vado a comprare il giornale e rientro. No, non qui all’angolo, più lontano. Faccio moto. Diecimila. Passi, non metri. Ho un contapassi. Lo porto alla cintura. Certo, si può portare anche in tasca. Guarda, è questo. C’era solo rosa. Lo so il colore non è un granché. Sì, immagino, altro che diecimila ne segneresti con il da fare che hai in portineria.

Diecimila passi. Un guanto rosso da bambino su un’auto blu. Poco oltre, per terra, una sciarpa nera. La raccolgo e l’appoggio su un’auto bianca. Pochi passi ancora e vedo un secondo guanto, blu. Lo lascio per terra. Sembrano una stranezza tutte queste cose perse in pochi passi. Chissà quante se ne smarriscono ogni giorno. Guanti-sciarpe-merende-ricordi-voglie-chiavi-desideri-cappelli-allegria.

Un cane al guinzaglio. Mi precede. Lo conduce una donna piccola. Passo oltre una bici legata a un lampione. Ho il passo svelto. Respiro a fondo. Ora il cane è dietro di me. La donna gli parla. Guarda che hai fatto. Mai sei cieco? Perché sbatti contro le bici, i lampioni, le persone. Sei un cane cattivo.
Lo dicevano anche a me, cane, non preoccuparti. Certo ero piccola, ma ogni volta che provavo a fare qualcosa a modo mio, mi dicevano che ero cattiva. No. Non sono cambiata. Ci vuole pazienza, cane. E fregatene. Pensa che è una donna che viene dall’altro lato del mondo per tenere in ordine una casa non sua, accudire te, magari anche dei bambini, non i suoi. Certo, nessuno le dà il diritto di insultarti, sono d’accordo con te. Magari ci si rivede domani. Cammino tutti i giorni. No, non puoi venire con me. Non si fa. Gli estranei non possono portare a spasso cani d’altri. Domani ti spiego questa storia delle persone che vivono dall’altro lato del mondo. No. Non sei cattivo, cane. Stai tranquillo.

Diecimila passi. A un incrocio, una signora mi guarda disorientata. Si avvicina. Chiede. Sì, signora la strada che cerca non è lontana. Ci passo. Se vuole l’accompagno. Mi dice il numero civico? Ecco, il quindici è questo. Ah, capisco cerca la sua casa. No, signora, questo non è il portone del comune di Milano, è proprio il quindici della via che cerca. Ne sono sicura. Visto che ci siamo, mi fa vedere la carta d’identità che ha in mano? Signora, lei abita qui, è scritto sul documento, guardi. Perché non prova tutte e tre le chiavi per il portone, magari è la prima che non apre. Anche a me capita di confondermi, non si preoccupi, signora. Ottanta dice? Complimenti, è molto giovanile. Sì signora, di fronte al portone c’è la panetteria, vede? Certo, è proprio casa sua. Mi dica se vuole l’accompagni in casa.

Diecimila passi. Alzo lo sguardo mentre cammino. Questo palazzo ha finestre rettangolari che sembrano porte. Che senso ha disegnare finestre come porte, e senza balcone. Cose che provano ad essere altre cose. Non capita solo agli oggetti. Odore di sansa nell’aria. È inquinamento, invece. Le polveri sottili odorano di residui di olive. O di stallatico. Dipende.

Fa freddo. La giornata è grigia e umida. Sotto i portici un senza tetto dorme sotto un cumulo di coperte. Per terra c’è un vassoio di cartone con il fondo dorato e dei cubetti di pizza, come si trattasse di una strana vegetazione urbana, mentre le persone vanno, ritornano, si fermano, segnano i passi.
Più avanti un altro clochard è sveglio, il cane accanto, le sue cose impacchettate con cura. Siede vicino all’entrata di un bar che vende solo cose naturali. Chissà cosa pensa di lievito madre, probiotici, farine integrali e soia.

Finiti i passi per oggi. Non ho fatto colazione. Infilo una mano in tasca. Ho due euro. Basteranno. Il bar naturale è bianchissimo e luminoso, con tovagliette e tovaglioli gialli, rosso e arancio. Un cappuccino tiepido con la cannella per favore. No, non mi siedo grazie. Ecco due euro. Esco. Ancora qualche passo e il portone.

Ornella annaffia le piante in cortile. Mi saluta da lontano. Non ho comprato il giornale. Davanti all’ascensore sfilo il contapassi dalla cintura. Segna 10.129. Poco più dei diecimila che dicono sia il numero quotidiano per mantenere in forma il corpo.
Ripenso alla frutta tagliata a pezzetti, ai muesli, semi e bacche sul bancone del bar: alimenti adatti a grossi uccelli urbani. Ripiego le ali, mi gratto dietro un orecchio, ascolto il fiato accelerato.
Corpo come stai, che te n’è parso di questa dose da diecimila? Resta silenzioso.
I pensieri che hanno camminato, saltellato, respirato, sono arrivati all’ultimo piano dei palazzi, accomodati sulle aiuole, hanno passeggiato sui tetti dei tram, fatto gli equilibristi sui cornicioni, strisciato vicino ai tombini – insieme a me –  si affollano a chiacchierare, tutti insieme.

(Paola Giannelli) © riproduzione riservata

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