Racconti

Falchi della notte. Un delitto per Edward Hopper

Hammet-e-Marlowe

Hammett e Marlowe si sedettero alle due estremità del bancone e cominciarono a osservare gli avventori. C’era di tutto: neri, ebrei, omosessuali, comunisti, perfino un impiegato dell’Ufficio Manutenzione Ponti. Marlowe batté la punta della lingua contro la chiostra dei molari superiori e pensò che la sua protesi aveva proprio bisogno di manutenzione. Di fronte a lui, Hammett prese un taccuino dalla tasca della giacca e cominciò a disegnare l’ambiente, come se lo stesse vedendo da fuori. Squillò il telefono. Il barista sollevò il ricevitore e ascoltò, senza parlare.

«Edward» disse poco dopo «ti vogliono.»

Un uomo di circa sessant’anni si avvicinò al bancone del bar e si sedette accanto ad Hammett. Diede un’occhiata distratta al taccuino, storse la bocca e poi afferrò il ricevitore.

«Te l’ho già detto, Josephine, stasera non torno per cena» mormorò a bassa voce prima di restituire la cornetta al barista. Hammett lo osservava, continuando a disegnare.

«Ha una macchia di Ketchup sulla giacca» gli disse poco dopo.

«Non è Ketchup, è sangue» disse l’uomo che era stato chiamato Edward.

«Si è tagliato facendosi la barba?»

«Non è sangue mio» rispose l’altro.

Marlowe, che pensava ancora al suo ponte, non aveva sentito una parola e solo quando Hammett gli fece un cenno con la matita che teneva tra le dita, si rese conto che qualcosa non andava.

Hammett si alzò dallo sgabello. Marlowe fece lo stesso. L’uomo chiamato Edward restò seduto e disse al barista: «Jim, questa è l’ultima volta che ti eviscero il pollo, lo sai che odio avere quest’odore sulle mani».

«Edward, nessuno infila le dita nel sottocoda come sai fare tu.»

«E non chiamarlo sottocoda, il suo nome è un altro.»

Hammett uscì sul marciapiede e Marlowe lo raggiunse.

«Sottocoda» disse il primo.

«Pollo» disse il secondo.

Attraverso l’enorme vetrata, lanciarono un’ultima occhiata nel locale. Edward era scomparso. Il barista faceva il galletto con una donna dai capelli rossi. Due uomini in abito e cappello bevevano qualcosa. Tutti gli altri se n’erano andati.

Passò un’automobile e Marlowe vide che a guidarla era quel certo Edward. Sul sedile accanto a lui c’era una gallina morta e sul divano posteriore quella che sembrava una tela da pittore.

Hammett fermò un taxi.

«Segua quella macchina» disse all’autista.

«La segua lei» disse il taxista, ripartendo.

Marlowe sorrise. Hammett sbuffò. Si sedettero sul bordo del marciapiede e aspettarono che qualcosa succedesse.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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