Inquieto vivere

Cose che imparerai

cose

Se  i padri potessero capire – non tutti, non pochi, non solo – a quanti amori rabberciati ci hanno destinate. L’ostinazione che abbiamo coltivato nel farci guardare, ascoltare, nella speranza che prima o poi gli sguardi assenti si sarebbero sgretolati, portando via anche la fatica quotidiana del  farsi amare.
Insegnandoci, con silenzi e sciatterie sentimentali, a scegliere – da adulte – chi non ci avrebbe viste, ascoltate, o l’avrebbe fatto solo in apparenza; ogni volta, e poi di nuovo e ancora.
La chiamano coazione a ripetere, a replicare trame già vissute nella speranza di poter finalmente cambiare il finale. Chissà se Freud aveva proprio ragione nella sua visione del mondo,  ma questa cosa mi sa che è giusta.

Ostinate cercatrici di nuovi occhi che sappiano soffermarsi su di noi quell’attimo in più che fa sentire rare e preziose, e destinate a schiantarci per ricominciare a cercare, senza sosta. Quasi sempre.

Il quasi, è la rottura del cerchio. Fortuita. Trovare per caso, fortuna o sapienza del corpo, altri modi di essere guardate, ascoltate, amate. Adulte – finalmente – ma con un frammento di cuore bambino. Non il frammento che contiene leggerezza, ma quello che alimenta paure e incertezze.

E l’assenza non si muove, è lì, produce sentimenti torbidi e desideri soavi, un vuoto da riempire che sfida ogni materia conosciuta; esercita un’attrazione invincibile perché non c’è nutrimento più puro di quello che placa una lunga astinenza, anche se sfiora appena la lingua.

Ma non si percorre il tempo al contrario, sistemando nel presente, ciò che si è incrinato nel passato e lì ancora risiede.  Sarebbe come ritoccare una vecchia foto in bianco e nero con visi posticci.

Se i padri sapessero, forse lo sanno, ma voglio sperare che non comprendano fino in fondo – mi aggrappo a questo pensiero – e ormai non importa. Si giunge al punto in cui i conti da far tornare sono il bilancio dell’eternità. E lasciamoli all’eternità allora. Teniamoci in disparte.

Restano nuove scommesse, continuare a resistere alle sirene – dalle astinenze non si guarisce mai – leggere le cose nella loro realtà, senza sovrapporre i desideri; guardare quello che siamo, nonostante tutto e – nella maggioranza dei casi – siamo fatte bene.

Le ortiche sono infestanti se lasciate a se stesse, ma un campo abbandonato può essere ostaggio anche di molti e bellissimi fiori.

(Paola Giannelli) © riproduzione riservata

Immagine: William – Adolphe Bouguereau, The difficult lesson (1884)

Annunci

4 thoughts on “Cose che imparerai

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...