Storie e persone

Borges, Neruda e gli amigos di Renzi

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Lentamente muore è una poesia di Pablo Neruda resa celebre, una decina d’anni fa, da Clemente Mastella, che la declamò durante un suo accorato discorso in parlamento. Solo che la poesia non è veramente di Neruda (Mastella, invece, è veramente Mastella), ma di una certa Martha Medeiros, scrittrice brasiliana, il cui testo, su internet, viene spesso associato al nome del poeta cileno. Mi è tornato in mente questo episodio quando ho letto che Matteo Renzi, in visita in Argentina, ha recitato, durante un discorso, alcuni versi di Jorge Luis Borges. Solo che i versi non sono veramente di Borges (Renzi, invece, è veramente Renzi), ma di un anonimo – o anonima – trasformato in Borges dai misteri del web.

All’inizio ho pensato a una tragica gaffe, alla solita figura di merda internazionale all’italiana, un po’ come quella delle statue coperte ai Musei Capitolini durante la visita di Rouhani. Poi mi sono reso conto che non è così. La verità è che noi italiani, nell’immaginario di tutto il mondo, non siamo «Un popolo di poeti di artisti di eroi/ di santi di pensatori di scienziati/ di navigatori di trasmigratori» – come crede il nostro io ipertrofico – ma solo un’allegra banda di simpatici cazzoni. Servili quando serve, pavidi e infingardi, alla bisogna raccontiamo palle, inventiamo cose, snoccioliamo parentele immaginarie (nostre e altrui). Detto in breve: siamo dei cialtroni. Dei gaffeur, ma non involontari. Così ci vedono e così, sia chiaro, ci pretendono. Insomma, consoliamoci: non saremo mai tedeschi, inglesi o scandinavi. Nemmeno francesi: perché anche loro sono dei cazzoni, come noi, ma con l’aggravante di essere pure stronzi.

E poi, uno dei capolavori di Borges non si intitola Finzioni? In esso non immagina la Biblioteca di Babele, cioè un luogo in cui esistono tutti i possibili libri del mondo, con tutti i possibili testi e tutti i possibili autori? In quella infinita raccolta ci sarà pure un volume, un libretto, un opuscolo, al limite un volantino, con una poesia intitolata Los amigos scritta da un qualche Jorge Luis Borges (magari non l’originale). E allora basta con quest’antipatriottica ironia: Renzi ha soltanto anticipato i tempi della letteratura e della fantasia. Rottamare il vecchio Borges per crearne uno nuovo era ormai doveroso.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

Fotografia di Pedro Meyer

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