Storie e persone

Piccolo viaggio intorno al 29 febbraio

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Ci siamo. Oggi è il 29 febbraio: il giorno aggiunto per far quadrare rotazione della terra, calendario solare e stagioni. Papa Gregorio XIII, con la bolla Inter gravissimas, adottò il calendario solare che prende il suo nome e prevede l’introduzione di anni bisestili. Poiché lo sfasamento delle stagioni rispetto al computo del tempo era in atto, si decise anche di eliminare d’ufficio i giorni dal 5 al 14 ottobre 1582, letteralmente cancellati dalla storia quando dal 4 si passò direttamente al 15.

Chi è nato oggi può finalmente festeggiare il compleanno nel giorno giusto. Non sono moltissimi in realtà: la probabilità di nascere il 29 febbraio è una ogni 1.461 nati. Gioacchino Rossini era tra loro.
Nel mondo anglosassone i nati in quel giorno sono chiamati leaper (da leap, salto) e il 29 febbraio leap-day; sembra che negli anni non bisestili, per convenzione, i nati prima di mezzogiorno festeggino il compleanno il 28 febbraio, mentre quelli nati dopo mezzogiorno festeggiano il 1° marzo. Simile sorte di accorpamento tocca ai santi del giorno: in anni non bisestili devono chiedere ospitalità a quelli del giorno precedente.

Certo, essere nati in un “anno bisesto, anno funesto” non piacerà ad alcuni, ma il detto sembra derivi dall’uso in epoca romana. Il giorno in più cadeva dopo il 24 febbraio, ultimo giorno dell’anno romano e mese dedicato al culto dei morti (da cui funesto); trattandosi di un giorno bis rispetto al 24 – detto sesto giorno prima delle calende di marzo – ha dato il nome di bisesto all’anno che registra tale particolarità. Le catastrofi in anni bisestili non sono comunque mancate: per l’Italia il terremoto di Messina nel 1908, quello del Belice nel 1968 e in Friuli nel 1976.

In Irlanda, la tradizione si colora di pragmatico romanticismo consentendo alle donne, solo in questo giorno, di chiedere la mano di un uomo. Il prescelto, dal canto suo, può rifiutare la proposta ma deve pagare pegno: secondo le diverse tradizioni nordiche può trattarsi di un bacio, di una tunica o di guanti. L’origine di questa usanza sembra rimandi a una disputa tra Santa Brigida e San Patrizio: la santa lamentò il numero limitato di occasioni riservate, a quei tempi, alle donne che volessero sposarsi. San Patrizio decise, quindi, che il 29 febbraio fossero le fanciulle a proporsi.

Su twitter c’è anche l’hastag #24more, con le proposte più varie per usare queste 24 ore guadagnate: non andare al lavoro, dedicare più tempo a chi si ama, fino a chi propone – almeno una volta ogni quattro anni – di lavarsi la coscienza, aspirazione sempre apprezzabile.
L’associazione “Posto occupato” ha proposto di dedicare il 29 febbraio (#ungiornoinpiu) alla lotta contro la violenza di genere, scelta opportuna per donare, idealmente, il tempo di questo giorno aggiunto a chi si è visto sottrarre il tempo prima del dovuto. Unico caso in cui il tempo esaurito può essere – idealmente, e almeno per un giorno – restituito.

E voi, come pensate di usare questo 29 febbraio?

(Paola Giannelli) ©Riproduzione riservata

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