Inquieto vivere

Un grande, infinito spazio

vuoto

Ritrovarsi in un luogo reale immerso nella nebbia è come aprire gli occhi in una metafora.
Una strada notturna in cui i fanali quasi non servono. Dove si procede curva dopo curva con lentezza, strizzando gli occhi, in marcia nel vuoto. Si mettono a fuoco particolari che in genere ignori e che non servono a orientarsi: vegetazione esile e impolverata lungo l’asfalto, pietre accatastate e dimenticate, rovi senza frutti. Si procede tra muri di vapore che appaiono, improvvisi, e precedono cocciutamente l’andare incerto del guscio di metallo. Si perdono facilmente i riferimenti nella nebbia.
Siamo portatori incauti di vuoto e nebbia, abitanti di un villaggio dove ogni uomo e ogni donna, nascondono il vuoto sotto il cappotto.

– Buongiorno Elvira.
– Buongiorno Maria.
– Come va il suo vuoto oggi?
– Non c’è male, si sta stringendo da qualche settimana.
– Fortunata.
– Lo so, speriamo continui.
– Stia bene.
– Stia bene.

– Salve Marcello.
– Buongiorno Mario, e il vuoto?
– Non me lo chiedere! In questo periodo si espande, i bordi tremolano, proprio lì, in mezzo allo stomaco.
– Mi raccomando, tieni al sicuro i bambini e ogni cosa che possa finirci dentro: e chi la tira fuori, poi.
– Certo, certo, ci ho già pensato, farò attenzione.
– Fammi sapere.
– Ti faccio sapere.

– Buongiorno Carla.
– Buongiorno Arturo.
– Come va con il  vuoto oggi?
– Oh, sai, alla mia età, diventa poco elastico e rugoso, come la pelle. Un po’ lo riempiono i ricordi, un po’ i nipoti; ti tieni quello che c’è. Il mio è sempre stato piccino.
– Beata te.
– Sì, non mi lamento.
– Un bacio ai bambini.
– Certo, ci rivediamo presto.

– Dove corri Teresa?
– Cambio villaggio.
– Come, dove, noi non possiamo, e il vuoto?
– Non ne ho più.
– Fa’ vedere sotto la giacca, tu menti, me l’hai mostrato molte volte.
– Ti dico di no.
– Come no?
– No, ti dico. Ho scoperto che non si tratta di vuoto, ma solo di un enorme spazio. Per questo devo andare.
– Scrivimi dal posto in cui arriverai.
– Scriverò. Credo. Spero.

Dicono che il corpo chieda il suo prezzo, che la mente chieda il suo prezzo. Siamo esseri a manutenzione costosa.
Almeno prima di pensare che il vuoto da nascondere può essere spazio, un grande, infinito spazio.

(Paola Giannelli) © riproduzione riservata

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