vita

Il dolore è – a tratti – così forte, che ho l’impressione che tutto il mondo mi stia esplodendo dentro.

Intorno a me, ascolto persone che parlano, ne sento le voci ma non riconosco le parole; riesco solo a rimanere concentrata su questo male lacerante che mi spacca in mille pezzi e distrugge la mia carne.

Il sudore mi avvolge come una nuova membrana, dentro e fuori di me c’è solo un freddo che fa battere forte i denti; chiudo gli occhi, per fuggire la glaciale luce dei neon, che disegna contorni di esasperante solitudine e picchia dolorosa sulle retine.

Gocce di sudore scivolano dai miei capelli fino alle mie labbra. Succhio quest’acqua troppo calda e troppo salata, che non disseta e non dà sollievo.

Soffoco tra le urla sommesse – che non so più trattenere – e che dalla gola rimbalzano sulle pareti e ritornano a me, soffocandomi; poi, sussurro domande incomprensibili che non troveranno mai una risposta.

Soccombo al dolore che mi apre le carni, rispondo alla stretta rassicurante di una mano che non riconosco; urlo, e soffio e spingo sempre più forte, fin quando un rumore che mi toglie il respiro mi trascina dentro un’apnea dove non esiste più nulla.

Poi, come per magia, il respiro ritrova la calma, il cuore riprende il suo battito regolare, e quando ricomincio a sentire, c’è un pianto leggero e ancora sconosciuto, a riempire la stanza.

Quando sei tra le mie braccia per la prima volta – il profumo del sangue e della vita nuova accarezzano le mie narici – posso finalmente abbandonarmi a un pianto che ci trascina insieme dentro giorni nuovi, gioie e dolori, premi e castighi ancora da scoprire.

Porte che cercheremo di aprire insieme, istante dopo istante, ora che sei benvenuto nel mondo.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

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