Inquieto vivere

Ma come può dire cose del genere?

ma

Lo sconosciuto, vedendo Marcello fermo vicino al bar della metropolitana, gli porse la bottiglietta d’acqua.

«Le spiace? Ho dimenticato gli occhiali e non riesco a leggere bene la scadenza». Sembrava giovane per avere problemi di presbiopia – circa quarant’anni, prestante, capelli brizzolati sulle tempie – ma il fare sincero tranquillizzò Marcello sul fatto che non avrebbe raccontato, subito dopo, qualche storia inverosimile per racimolare degli spiccioli.

Lesse la data e restituì la bottiglietta all’uomo che rimase a guardarla ancora un po’, probabilmente sovrapponendo l’informazione ricevuta a ciò che non riusciva a distinguere sull’etichetta.

I viaggiatori dell’ora di punta si affrettavano verso i tornelli dando l’impressione di essere pronti a travolgere chi non si fosse spostato per tempo. Marcello guardò l’orologio: 17.47. Non riusciva a capire cosa dicesse l’altoparlante, aveva sempre l’impressione che chi si occupava degli annunci, per qualche oscura ragione, mettesse una particolare cura nel rendere le parole incomprensibili. Colse ripristino della circolazione appena possibile.

L’uomo con i capelli brizzolati lo stava ringraziando con giovialità, ma il chiasso non consentiva a Marcello di comprendere distintamente tutte le parole, si orientava nel loro senso e sorrise a sua volta. Intuì qualcosa a proposito del fare attenzione alle frodi alimentari, di questi tempi. L’annuncio venne ripetuto e si sentì con chiarezza tentato suicidio, predisposizione di mezzi alternativi. La tratta, per fortuna, pensò Marcello, era opposta a quella che l’avrebbe riportato a casa.

Dopo l’annuncio, l’uomo con i capelli brizzolati, cambiando espressione, si lasciò andare a un gesto d’insofferenza, come a voler sbattere la valigetta per terra e commentò che – a quel punto – non sapeva quando sarebbe tornato a casa con tutti i matti che si buttano sotto i binari. Poi si allontanò in fretta senza guardarlo e avvicinò la tessera all’ingresso del tornello.

I viaggiatori stavano velocemente riempiendo la banchina. Un treno era fermo a luci spente e porte aperte, c’era gente a bordo. Marcello salì. Di nuovo l’annuncio. Prima che finisse, una donna accanto alle scale iniziò a inveire gridando «Pirla, pirla, pirla! Devo tornare a casa, ho una vita, una famiglia, i bambini piccoli, non potevi ammazzarti da un’altra parte?». Gesticolava in maniera scomposta, ma nessuno sembrava far caso a lei, nonostante il tono della voce sovrastasse a tratti l’annuncio.

Di lì a poco si accesero le luci, il vagone si riempì e la linea riprese la normale attività. L’uomo dai capelli brizzolati era ora accanto a Marcello e disse senza rivolgersi a qualcuno in particolare: «Spero che sia morto davvero, altrimenti rischia di essere linciato da tutti quelli a cui sta creando problemi di rientro». Aggiunse che il suicida era un imbecille.

Una signora anziana, seduta davanti a lui, annuiva e, quasi prendendo coraggio dall’uomo, aggiunse: «Questa gente si vuole mettere in mostra. Ti vuoi ammazzare? Stattene a casa. Prendi un po’ di pillole e non blocchi la città». Il tono era supponente e irritato. Aveva in grembo delle fotocopie su cui poggiava le mani. La prima pagina riportava un esercizio d’inglese.

L’uomo continuò: «Non c’è rispetto per la vita degli altri, è proprio gente che vuole attirare l’attenzione. Se tutti quelli che hanno problemi si buttassero sotto i binari, la metropolitana smetterebbe di funzionare».

Marcello lo guardò con ostilità, ma la timidezza lo bloccò facendogli pronunciare solo un flebile: «Ma come può dire cose del genere?» Abbastanza forte da essere udito, ma il resto del pensiero si perse tra le labbra. Gli sembrò che l’uomo e la donna lo guardassero come fosse un debole o un ipocrita, poi lo ignorarono.

I pensieri di Marcello seguivano le fermate. A Cadorna, Marcello si chiese come fossero le vite dell’uomo e della donna; arrivati a Conciliazione li immaginò mentre votavano; a Pagano pensò ai loro programmi preferiti: forse un talk show o un programma che ricamava su storie strappalacrime e un po’ di sport; in Buonarroti si chiese se quelle fotocopie significassero che la donna era un ex insegnante d’inglese; ad Amendola ascoltò l’uomo che, dopo aver controllato e ignorato una chiamata precedente, disse per telefono: «Micetta, papà torna presto, un ritardo in metro non preoccuparti, un signore ha cercato di fare una cosa cattiva. Tranquilla papà sta bene, no, non passarmi la mamma dille che ho il telefono scarico e arrivo appena sarà possibile, ci vediamo a casa, ti voglio bene». Alla fermata Lotto, Marcello si sentì completamente diverso da loro.

Scese. L’uomo l’aveva preceduto fermandosi poi a un distributore automatico accanto alle scale che portavano al piazzale. Infilò una moneta e pescò qualcosa dallo sportello metallico. Dalle scale lo raggiunse una donna a passo svelto. Si baciarono con intensità, poi guardarono entrambi l’orologio. Quando Marcello passò loro accanto, sentì alcune parole dell’uomo: il solito imbecille,  metropolitana, mi spiace amore,  non ho sentito il cellulare prima, solo un caffè, non posso ho poco tempo.

Marcello scosse la testa pensando all’uomo e desiderò una doccia appena rientrato a casa. Molto calda. E le fusa del gatto. Guardò l’orologio, quasi le otto. Chissà se per le nove avrebbero ripristinato la tratta. Lo avrebbe innervosito dover prendere un taxi, sarebbero stati soldi buttati dalla finestra. Odiava i contrattempi: potevano metterlo di cattivo umore e renderlo litigioso. Anzi, era già di cattivo umore;  neanche prendendo i mezzi si poteva essere sicuri di non incorrere in contrattempi.

Camminando verso casa pensò al menù del ristorante che aveva prenotato per quella sera, controllò il telefono che squillava e ignorò la telefonata, poi digitò velocemente un messaggio: ora non posso, ho poco tempo, mi faccio sentire io, mi manchi. La chiamata successiva era di Serena: «Scusa amore, mi dispiace, problemi con la metropolitana, poi ti racconto, a cena, degli imbecilli che ho incontrato». Sì, si sentiva decisamente diverso da loro.

(Paola Giannelli) © Riproduzione riservata

Annunci

2 thoughts on “Ma come può dire cose del genere?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...