Racconti

Il misterioso caso del ladro di culetti

culetti

Quel mattino, Gisella arrivò trafelata, e leggermente in ritardo, al ristorante Giorgelli, dove aveva iniziato a lavorare da poche settimane. Quando mise piede in sala da pranzo, troppo affollata per quell’ora del mattino, la bomba era già esplosa: tutti gli addetti alla cucina – e i suoi colleghi camerieri – erano allineati al centro del salone, i visi cadaverici, gli occhi rivolti a terra.

Il proprietario stava tenendo una filippica nella quale sottolineava che certi comportamenti, nel suo ristorante, erano inammissibili e che, a partire da quel momento, avrebbe preso i dovuti provvedimenti.

Gisella, non vista, si sistemò alla fine della lunga fila di colleghi e, come tutti loro, rivolse lo sguardo al pavimento, aguzzando le orecchie per capire cosa stesse succedendo. Fu con un certo stupore – dovette inghiottire con un colpo di tosse la risata che le era esplosa in gola – che capì. Il capo, con urla che gli facevano gonfiare il viso e la gola, si lamentava di un fatto accaduto per ben due volte nell’ultimo mese: la scomparsa di alcuni culetti di prosciutto da uno dei grandi frigoriferi della cucina.

Giorgelli, inviperito, disse che il protrarsi di un comportamento del genere non sarebbe più stato tollerato. Era convinto che ci fosse omertà da parte loro e che tutti sapessero chi fosse il colpevole. Poi, come in un reality show da televisione di provincia, minacciò l’allontanamento dell’intero personale se non fosse venuto fuori il nome del ladro.

Infine, con un colpo di teatro preparato di certo durante la notte insonne, consegnò a ciascuno di loro una matita e un foglietto, su cui indicare il nome del responsabile di quel delittuoso atto.

Gisella, che non poteva credere alle proprie orecchie, osservò i costernati colleghi stringere foglio e matita. «Verrò a ritirarli tra dieci minuti» disse Giorgelli «e non chiacchierate fra di voi. Niente scambi d’opinione».

Quando il Giorgelli rientrò, la commedia si trasformò in farsa. I dipendenti più giovani, offesi dal gesto del principale, consegnarono il foglio in bianco, quelli più anziani, invece, come se si fossero messi d’accordo telepaticamente, avevano indicato tutti lo stesso nome: David, un giovane cameriere assunto prima di lei, un bel ragazzone dichiaratamente omosessuale, esuberante e promiscuo, che raccontava ogni mattina le sue prodezze erotiche con partner diversi. Certo, chi poteva essere se non lui? Ed era inutile chiedersi cosa ci facesse con tutti quei culetti. Il povero ragazzo – che pagava lo scotto di averci provato con tutti i colleghi maschi e di non stare simpatico a nessuno – venne deriso pubblicamente e licenziato in tronco dal Giorgelli, che lo cacciò, con effetto immediato, dal suo ristorante.

Eppure, nonostante questo, i culetti di prosciutto continuarono a sparire.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

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3 thoughts on “Il misterioso caso del ladro di culetti

  1. Mi ricorda un memorabile episodio di un cartone giapponese. I ninja erano addestrati e alla fine dell’allenamento il maestro li divide in squadre di tre. La prova consiste nell’indicare un elemento su tre del gruppo da bocciare. Passano la prova solo i gruppi che presentano tre fogli uguali (anche l’interessato si deve bocciare da solo?).
    Zizzania. Esistono squadre che passano la prova con tre promossi: quelle che hanno rifiutato la delazione e dunque hanno presentato tre fogli uguali. Bianchi.

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