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Tempi duri per i brutti e buoni?

In un’epoca in cui l’apparire conta di gran lunga più dell’essere e ogni cosa – per attirare l’attenzione del consumatore – deve essere obbligatoriamente bella, tutti i supermercati, con i loro scaffali coloratissimi e sempre ordinati, sottostanno a questa assurda logica del mercato e basta fare un giro tra gli sconfinati reparti dedicati alla frutta e alla verdura, per assistere all’esposizione di merce dalle forme perfette e dai colori smaglianti – in barba all’alternarsi delle stagioni – ma che, il più delle volte, è completamente priva di sapore.

Perché la tendenza è ormai quella di produrre tutto in modo artificiale, scartando a priori i prodotti che, pur offrendo migliori caratteristiche di qualità e gusto, non hanno un bel look.

Controcorrente rispetto a questa illogica tendenza, la catena di supermercati canadese Loblaws ha lanciato la linea Naturally Imperfect, mettendo in vendita, con un successo al di sopra delle aspettative, frutta e verdura “brutta ma buona”; dando ai produttori la possibilità di vendere merce destinata a essere lasciata marcire e proponendo ai consumatori prodotti con caratteristiche superiori ai “belli e basta”, a un prezzo, inoltre, decisamente appetibile (e mai termine fu più appropriato).

Un’inversione di tendenza intelligente e certamente produttiva, che ci riporta al sano e antico mondo contadino, dove si viveva della fertilità del proprio pezzo di terra, adattandosi alla generosità e ai capricci della natura; preferendo il sapore delle cose, alla loro immagine.

E per ricordarci che, quando si ha fame davvero, si mangia tutto (i cinesi insegnano) e che, del maiale, non si butta via niente.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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