Libri

Preghiera per Černobyl’

preghiera

L’anno scorso, alla notizia dell’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Svetlana Aleksievič, alcuni si sono chiesti quale fosse la relazione tra la sua attività di cronista e il più prestigioso riconoscimento letterario. Preghiera per Černobyl’ è parte della risposta.

Il libro viene pubblicato nel 1996, a dieci anni dall’esplosione del reattore n. 4 della centrale di Černobyl’ ed è composto da racconti individuali, intensi, narrati in prima persona da cittadini bielorussi residenti nelle zone più gravemente colpite dalle radiazioni.

Una delle caratteristiche principali delle sciagure e delle tragedie collettive degli ultimi anni è che, complici i media – che bombardano di immagini – e un certo voyeurismo, finiamo per mettere insieme delle istantanee mentali in cui manca con chiarezza la visione d’insieme e l’empatia finisce con l’essere ad alta deperibilità. Si fa fatica a compiere il passo che spinge alla immedesimazione nella quotidianità che quell’evento, per chi lo subisce, va a scardinare. Accade per le guerre, per le migrazioni, per le catastrofi naturali. L’immagine d’impatto, per quando sia efficace nell’immediato e provochi pena e sincero sdegno, finisce per scivolare velocemente nella coscienza, insieme ad altre che le hanno precedute.

Svetlana Aleksievič accompagna nell’ascolto di storie in cui il narratore è quasi assente, persino le domande che lei pone, pochissime in realtà, si intuiscono dalle risposte. La scrittrice racconta che era alla ricerca di un genere che consentisse di descrivere quello che realmente vedeva e ascoltava del mondo, portandola a scegliere i racconti autentici delle voci umane, quasi delle confessioni.

Racconto dopo racconto, ascoltiamo il contadino che vorrebbe portare via con sé la porta di casa e torna, tempo dopo l’evacuazione, tra mille rischi, a riprenderla, perché è quella dove verranno distesi per tradizione i defunti prima di essere sepolti; la donna che vive sola con un gatto in un paese fantasma e i militari che controllano la zona non fanno più caso a lei; chi si nasconde per non essere evacuato – come durante la seconda guerra mondiale – e vive per un po’ nella foresta, in compagnia di una mucca; una donna che non vuole fare la fine di una sua amica, la cui nuora, in città, pulisce con uno straccio ogni cosa che tocca; la giovane sposa che assiste, all’ospedale, a quattordici giorni di disfacimento del corpo di suo marito, uno tra i pompieri accorsi. Cifra comune della narrazione l’incredulità, lo sgomento davanti una causa di malattia e morte che non può essere vista e che se non si conoscesse, sembrerebbe lasciare la vita, la natura, esattamente come prima.

Racconti che trasformano delle vittime generiche in padri, madri, figli, pompieri, contadini, insegnanti, trattoristi e cancellano le etichette: quelle che tendiamo ad attribuire – per pigrizia, per semplicità – facendo diventare migliaia di uomini e donne solo profughi, migranti, terremotati. Si tende a sovrapporre la qualità di un solo evento alla storia complessa di un essere umano, massificando le storie individuali. Entrarvi è però l’unico modo per capire a fondo, sperimentare il rifiuto della passività, intellettuale in primo luogo, davanti alle tragedie umane, per rendere il dolore altrui, non un brivido istantaneo, una scrollata di spalle davanti a un vento improvviso, ma la comprensione di più vite ripiegate su se stesse.

Scrive Svetlana Aleksievič:
Sono passati dieci anni… Černobyl’ è ormai diventato una metafora, un simbolo. È perfino diventato storia. Sono state scritte decine di libri, girati migliaia di metri di pellicola. Ci sembra di sapere tutto quel che c’è da sapere: fatti, nomi, cifre. Cosa possiamo aggiungere ancora? Inoltre, è perfettamente naturale che la gente voglia dimenticare Černobyl’ e preferisca pensare che appartiene ormai al passato… Di che cosa parla questo libro? Perché l’ho scritto? Questo libro non parla di Černobyl’ in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. La storia mancata: ecco come avrei potuto intitolarlo.

Svetlana Aleksievič, Preghiera per Černobyl’ (traduzione di Sergio Rapetti), E/O – p.300, € 14,00

(Paola Giannelli) ® riproduzione riservata

Annunci

2 thoughts on “Preghiera per Černobyl’

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...