Inquieto vivere

Se sono acqua, sono sicuramente acqua del mare

mare

Se io sono acqua – tu sei acqua, siamo tutti acqua – sono sicuramente acqua del mare.

Non importa che sia il più bello, va bene anche torbido o se qualcuno ha dimenticato una cartaccia sulla spiaggia. Peggio per lui, o lei: chi lascia cartacce segna la propria vita di rifiuti, prima o poi il lezzo graffierà il suo naso.

Va bene anche il mare offeso che non può chiedere aiuto: per la schiuma artificiale, i riflessi oleosi e bluastri in superficie, i frammenti di plastica che potrebbero formare isole. E se davanti a quel fazzoletto di mare corrotto neanche tu riesci a chiedere aiuto e ti senti sporca tuo malgrado, o sudicio oltre ogni limite, hai davanti un mare fratello.

Profumo intenso, sguardo, suoni: ascoltare, ad occhi chiusi, le voci intorno. Immaginare i bambini che accanto a te costruiscono montagnette di ciottoli o fin dove si è avventurato quel Tommaso, a cui ogni tre minuti la madre ordina di tornare indietro: sarà, come minimo, arrivato alla fine del mondo.

Sassi levigati e caldi, ricordare.

Quella volta che stavi per affogare, ma senza paura. C’era un oblò d’acqua sulla tua testa, e il salvagente sopra, guardavi in su e continuavi a scivolare sott’acqua; i capelli danzavano davanti agli occhi come alghe e tu insieme. Dovresti ricordare l’acqua salata in bocca, il senso di soffocamento, invece il ricordo è dolce come avessi avuto branchie.

O quell’altra volta in cui Panagiotis ti aspettava. Veramente lo faceva tutti i giorni, e per tutta quell’estate, mentre risalivi la stradina che costeggia il mare per recarti in locanda a mangiare, ogni giorno le stesse, scarse pietanze. Ti diceva frasi in inglese mentre passavi, sempre uguali, pensieri che rotolavano lungo la strada, tuoi, suoi, senza toccarsi. Si sfioravano e non sapevano raccontarsi.

O la prima volta che hai fatto l’amore, in spiaggia. Come si chiamava quella ragazza, Vera, Chiara?

E quell’altra volta che galleggiavi in una cavità piena d’acqua in uno scoglio, ed eri piccolo, piccolissimo. Guardavi la linea d’orizzonte e non ricordi a cosa pensavi, ma era qualcosa di doloroso, importante: prima o poi sbucherà dalla memoria, speri non faccia male.

E altri amori, sfioramenti fugaci in acqua, per poi guardarsi attorno, ridere, allontanarsi per farsi prendere e non farsi prendere, sentire il corpo caldo anche immersa nell’acqua gelida degli inizi di giugno.

E la piccola vela che va, e non sei mai stata più felice.

E traghetti e traversate. Una, molto bella e una di identico tragitto completamente da dimenticare. Ci sei riuscito.

E conche e spiagge deserte.

E immersioni con la sola pelle addosso.

E mare, mare, il mare.

Se sono acqua, tu sei acqua, tutti siamo acqua, siamo sicuramente acqua del mare.

 

(Paola Giannelli)®Riproduzione riservata

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