Inquieto vivere

Il pianeta delle smartscimmie

cell

Prendere la metropolitana, al mattino, nella calca frenetica di chi si sposta per andare a scuola o a lavorare, è un’esperienza – da un punto di vista sociale – decisamente desolante. Salgo sul vagone pieno all’inverosimile, un libro in mano per non essere costretto a guardarmi intorno o essere risucchiato nel mondo degli uomini-cellulare, ma il panorama è così squallidamente triste che, almeno per i primi minuti, non posso non prendere atto di quanto sia cambiata la natura umana, dando vita a nuove figure sociali.

La parlatrice compulsiva, quella che non si rende conto che il resto del mondo si è appena svegliato e, pimpante e ciarliera, racconta cosa le è successo il giorno prima, esibendosi in una telefonata interminabile e a volume da discoteca; il giocatore coatto, che smanettando sulla tastiera totalizza punti a go go e supera i limite dell’inaccessibile, gongolando trionfante per aver conquistato un nuovo livello; il social, che controlla gli aggiornamenti mattutini su Facebook, Instagram e Tumblr e verifica che cosa hanno mangiato e fatto, la sera prima, amici e conoscenti; l’ascoltatore di canzoni ad alto volume che si esibisce in virtuosismi canori e passi di danza – generalmente di hits sudamericane – e diventa aggressivo se lo guardi storto; il lavoratore forzato, che, trasformato il vagone in un ufficio, manda contemporaneamente email dall’iPad, controlla l’andamento delle borse asiatiche sul pc e grida ordini alla segretaria dall’iPhone; il popolo silenzioso e reietto degli esseri in attesa, quella minoranza stracciona che non ha nessuno a cui telefonare, non ascolta musica, non ha un lavoro e non sa come registrarsi sui social, e che il cellulare lo tiene in mano, in trepidante attesa che qualcosa succeda e cambi loro finalmente la vita.

Poi ci sono io, sempre e solo io, la mosca bianca con in un mano un libro, che cerca un po’ di spazio per riuscire almeno ad aprirlo e affondare il naso nelle parole per smettere di sentire e di vedere. Io, guardato malamente dal resto degli astanti, come se al posto del libro stessi impugnando una pistola pronta a sparare per fare una strage. Vicino a me lui, il solito coglione di turno che, accortosi di questo alieno che sfoglia un tomo di tantissime pagine, si sente sempre in dovere di porre la domanda che non fa mai ridere nessuno: «Ma lo leggi tutto?».

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

Annunci

One thought on “Il pianeta delle smartscimmie

  1. Hai tutte le ragioni! Proprio ieri sera ho visto un film, Lei (Her) di Spike Jonze, il regista del più noto “essere John Malkovich”, che porta alle estreme conseguenze l’alienazione dal reale che tutti abbiamo sotto gli occhi: il protagonista si innamora del sofisticato sistema operativo del suo computer. Ci sono scene che tratteggiano una folla di persone indifferenti a tutto il resto, che sorridono, scherzano, intrattengono rapporti amichevoli solo con l’invisibile entità che si trova al di là del loro auricolare. Nessuno parla col vicino, figuriamoci leggere un libro! Dobbiamo cominciare a pensare a non perdere la realtà…

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...