Inquieto vivere

Sfogliando fotografie

sfoglio

Adesso che i miei figli sono cresciuti, devo andare a ricercarli sulle fotografie i bambini che sono stati, perché la memoria non mi aiuta più e, se chiudo gli occhi, ritrovo solo tracce sbiadite della loro infanzia. Ricordo singoli episodi, quello sì, e tutte le situazioni in cui sono stata una madre ansiosa: una malattia grave, una caduta rovinosa, la frattura di un braccio – accompagnata da una disperazione senza fine, perché eravamo al mare – e il lungo mese di convalescenza, senza poter entrare in acqua. Il primo giorno di scuola, con quel distacco forzato e violento, il loro piccolo mento a tremare per il pianto, mentre io ricacciavo le lacrime in gola, sentendomi così ridicola al pensiero che ci saremmo rivisti tra qualche ora, e che non stavano partendo per andare in guerra.

Ho dimenticato il profumo buono della pelle che hanno tutti i bambini, quel misto di piccolezza e di pulito che inebriava le narici; adesso che l’adolescenza li ha accolti, ogni volta che entro nella loro stanza devo correre a spalancare le finestre per non soccombere all’odore nauseante che la impregna, quello di animali ormai pronti ad accoppiarsi con altri animali, gli abiti ammonticchiati a terra con noncuranza in un disordine orgiastico, quasi che la strada per la maturità debba passare attraverso il caos.

Non ci sono più carezze di consolazione né segreti sussurrati all’orecchio, e le porte si richiudono pesanti dietro le spalle, a salvaguardia di una nuova, esclusiva intimità dalla quale sono esclusa. Io riguardo le fotografie per provare a ricordare quei giorni meravigliosi, pieni di baci e abbracci che culminavano in lunghe serate, accoccolati a raccontare i miracoli della vita. Sfoglio le fotografie, per ritrovare il calore di quei piccoli corpi – stanchi per il troppo giocare o spossati da una lieve malattia – addormentati come cuccioli indifesi, tra le mie braccia protettive, che sapevano consolare e infondere fiducia.

Oggi che tutto è cambiato non mi resta che osservare, come una spettatrice casuale, il nuovo scorrere dei loro giorni: pagine di un libro ancora tutto da scrivere, in cui si intrecciano nuovi capitoli; perché ogni vita si differenzia da tutte le altre nei piccoli e grandi eventi che ne disegneranno la propria imprescindibile unicità. Sfoglio fotografie – mentre l’esistenza corre via troppo veloce – curiosa di scoprire quale sarà il loro domani, ormai relegata nell’ombra della discrezione, a rubare frammenti di parole, gesti appena accennati e silenzi immortali. Perché ormai quei ricordi si sono persi per sempre, come immagini cancellate dal tempo, in un divenire che forse, un giorno, avrà mantenuto quelle lontane promesse sussurrate tra i capelli, o avrà cambiato repentinamente direzione.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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