Libri

Di lavoro? Faccio il padre

bussola

Ho incrociato per la prima volta Matteo Bussola sulla bacheca di Giulio Mozzi (scrittore, consulente editoriale e docente di scrittura creativa, animato da una genuina passione per ciò che insegna).
Non ricordo quale fosse il tema in discussione; Matteo Bussola mi sembrò intelligente, garbato e arguto, senza essere supponente (di questi tempi quasi una rarità, soprattutto social-mente parlando).

Da lì ho avuto accesso alle storie che scrive. Definirle dei post sarebbe fuorviante anche se tecnicamente lo sono. Ne scrive circa una al giorno, sviluppando un diario quotidiano in cui racconta di sé, delle sue tre figlie (la maggiore ha otto anni), delle domande a volte complesse che i bambini pongono, ma a cui si deve rispondere il più semplicemente possibile. E poi del suo lavoro di disegnatore presso l’editore Bonelli (il papà di Tex Willer, Zagor, Dylan Dog e Adam Wild), della sua casa al limitare di un bosco, dei cani, dei genitori, dei vicini, dell’amore profondo per la sua compagna, dei ruoli che si scambiano e intrecciano nel far crescere le bambine; aggiungete al tutto una dose massiccia di stupore nello sguardo e nel modo in cui racconta e si racconta.

Cosa ci sarà di particolare – si potrebbe chiedere – nel raccontarsi sui social? Lo fanno praticamente tutti, tutto il tempo. Vero, e non vero. Uno dei tratti più diffusi dello scrivere sui social network è quello di guardare, anche solo un po’, il mondo dall’alto in basso: che sia una torretta, un gradino o la spessore di una soletta da scarpe, poco importa.
Si trasmette talora l’idea, consapevole o involontaria, di essere portatori dell’interpretazione autentica del mondo. Niente di più lontano dalle storie quotidiane che ho avuto modo di leggere sulla bacheca di Matteo. Mancano anche quei tratti di vanità per cui – si parli dei figli, del ritrovo annuale degli apicoltori bergamaschi, di un brutto evento di cui si è stati accidentalmente testimoni o delle prime ciliege di stagione – si finisce per mettere se stessi al centro dell’aneddoto.

I racconti di Matteo Bussola, invece, sono la narrazione di un nucleo – familiare in questo caso – che ha in lui il punto di accesso: ma è quel nucleo a restare, tutto il tempo, al centro. Lo stesso Giulio Mozzi – che normalmente è piuttosto asciutto nei giudizi – faceva intravedere, in alcuni commenti, una sincera simpatia e un reale apprezzamento per Matteo Bussola e la sua scrittura della quotidianità, in grado però di affrontare temi – attraverso le domande delle sue bambine – che occupano la vita degli adulti molto, molto a lungo.

Questo insieme di narrazioni è diventato un libro, pubblicato la scorsa settimana da Einaudi, Notti in bianco, baci a colazione, che non è non un semplice collage di post, ma un lavoro di selezione e revisione del materiale esistente, a cui è stato dato il filo conduttore delle stagioni.

E poi è successa una cosa curiosa.

È successo che il libro di Matteo Bussola è balzato in testa alle classifiche di vendita di Amazon circa 20 giorni prima della data ufficiale di pubblicazione, per effetto delle copie pre-acquistate; il giorno di pubblicazione, Notti in bianco, baci a colazione era il libro più venduto e il giorno successivo risultava temporaneamente esaurito (problema poi risolto da Amazon). Le presentazioni del libro, insieme a Ivano Porpora, sono affollate e sulla bacheca di Matteo c’è un fiorire di commenti entusiasti che spesso includono la foto del libro acquistato: l’affetto è palpabile.
Non sono una specialista di esordi editoriali, ma non penso si tratti di circostanze comuni.

La domanda che però mi pongo è la seguente: cosa ha spinto persone presumibilmente già a conoscenza di parte di quelle storie (se non tutte) ad acquistare il libro che le racchiude? Curiosità certo, ma c’è dell’altro.

Credo che chi acquista Notti in bianco, baci a colazione, provi a portare a casa un frammento del mondo che Matteo Bussola rappresenta, asimmetrico come la vita di tutti, ma pieno di calore ed estremamente vitale. Non solo, Matteo resta un disegnatore anche quando non usa la matita e sembra di essere insieme a lui sotto un albero, davanti a scuola, mentre aspetta l’uscita della figlia più grande e chiacchiera con una mamma di cui vedi il colore degli occhiali e gli incisivi un po’ larghi; o di notte, in giardino, quando non riesce a dormire e si siede sul muretto a pensare. Allo stesso modo tratteggia le emozioni e sa essere leggero anche parlando di argomenti dal peso specifico rilevante quali l’amore e la morte, soprattutto se spiegate ad una bambina intorno al metro di altezza.
Leggero sì, ma – come scriveva Calvino – di una leggerezza che non è superficialità.

E di sé Matteo Bussola cosa racconta?

Di lavoro faccio il padre.
Di professione disegno i fumetti.
Per passione, scrivo.

Semplicemente.

Matteo Bussola, Notti in bianco, baci a colazione, Einaudi, p.175, € 17,00

(Paola Giannelli) ® Riproduzione riservata

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2 thoughts on “Di lavoro? Faccio il padre

  1. «Matteo Bussola è capace di raccontare la vita quotidiana con tanta naturalezza, con una lingua cosí convinta e cordiale, con tanta trasognata precisione, da farci pensare: sí, davvero, a volte la letteratura gioca a nascondersi nelle piccole cose». Questa è la frase (in gergo editoriale si dice orribilmente: il “blurb”) che ho scritto per la quarta di copertina del libro di Matteo Bussola.

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