carla

Due desideri avevano accompagnato i giorni di Carlo fin dalla più tenera età: partecipare al Festival di Sanremo e potersi vestire da donna e uscire a testa alta per la strada.

Dopo la laurea in lettere si era trasferito – dal piccolo paese in cui era nato – a Milano, dove credeva di poter dare uno scossone alla propria vita. Ma le occasioni erano via via sfumate: la sua voce da soprano contrastava troppo col suo corpo massiccio – ricoperto di pelo dalle caviglie alle spalle – che Carlo odiava e che, da anni, non riusciva più a guardare allo specchio. Quando aveva osato presentarsi ai provini di un talent show, si era sempre sentito guardare dall’alto verso il basso, e aveva sempre rinunciato a esibirsi.

Poi una sera, guardando il Tg della Lombardia, aveva ascoltato estasiato l’esibizione di un coro lgbtqi dal nome fantastico e ironico: i Checcoro. Era rimasto a bocca aperta a seguire la loro performance ed era stato colpito dalla sicurezza ostentata da quel gruppo di uomini come lui. Sentì che forse era arrivata la sua occasione.

Fece una ricerca in rete, trovo i contatti del gruppo, telefonò al numero di telefono indicato e gli diedero un appuntamento, due sere dopo, per un’audizione.

La sera del provino, mentre saliva in ascensore, il cuore gli ballava la tarantella. Cercò di controllare il respiro, suonò con mano tremante il campanello e spinse la porta. Sentì un tuffo al cuore quando vide che erano tutti lì ad attenderlo e che l’avrebbero ascoltato tutti insieme. Consegnò lo spartito del pezzo che aveva scelto – Alle porte del sole di Gigliola Cinquetti – e quando la musica partì, chiuse gli occhi e si produsse in una performance che lasciò tutti senza fiato. Nessuno si aspettava quella voce cristallina, che sapeva raggiungere vette inimmaginabili e toccare le corde più alte dell’emozione. Il lungo applauso che accompagnò la conclusione della performance lo lasciò ammutolito e, senza potersi controllare, si lasciò andare a un pianto liberatorio.

Carlo raccontò la propria storia, i desideri e il dolore che avevano accompagnato i suoi giorni: il bisogno di esprimersi, nonostante tutto e tutti. I ragazzi, toccati dalla pena che traspariva dalle sue parole, lo arruolarono immediatamente nel gruppo. Non solo: decisero che avrebbe cantato da solista nella loro esibizione al Diversity Media Award, a cui avrebbero presenziato il sindaco in persona e tutti i più importanti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. Carlo, ancora una volta non riuscì a trattenere le lacrime: li baciò tutti e passò il week-end a scegliere un vestito da donna che nascondesse e esaltasse nello stesso tempo, a cercare una parrucca che si abbinasse con il suo incarnato e a decidere i colori migliori per il trucco.

Lunedì, giorno dell’evento, quando era ormai pronto per entrare in scena, l’emozione lo costrinse ad appoggiarsi al muro per non cadere dai tacchi vertiginosi sui quali si era allenato a camminare per tutto il fine settimana. Quando il presentatore annunciò l’esibizione dei Checcoro, si fece forza e, quando partì la musica, fece il suo ingresso sul palco. L’occhio di bue accompagnò i suoi passi, lui riempì il diaframma e liberò la voce. Sentì di non avere mai cantato così bene in vita sua: le parole si rincorrevano leggere nell’aria e, come diceva la canzone, credette veramente di trovarsi «alle porte del sole, ai confini del mare». Quando la musica finì, il pubblico era in piedi per una standing ovation che durò ben dodici minuti.

Il suo battesimo al femminile era avvenuto, era nata la cantatrice Carla.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

Annunci