Storie e persone

Sarte senza frontiere

sarta

La moda è ormai diventata un mercatone a cielo aperto, dove si cerca di vendere qualsiasi cosa e si propinano i look più improbabili sotto la bandiera del “fare tendenza”; basta andare a una sfilata, o girare tra gli stand di una fiera di settore, per rendersi conto che – non essendoci più né fantasia, né idee nuove – si propone tutto e il contrario di tutto, sperando possa andare bene a chiunque e dovunque.

Per gli uomini, domina sotto il sole una confusione di stili che sfociano spesso nel pacchiano e nel ridicolo. C’è il nuovo dandy, che porta il fantasmino e mostra la caviglia anche a temperature glaciali; il metropolitano che sdogana ciabatta e calzino con quell’aria di patetica superiorità che solo certi modaioli sanno sfoggiare, a sottolineare che tu, che giri ancora con le scarpe, sei out; il punkabbestia chic, vestito in total black, con pantaloni e maglie senza capo né coda, che sfoggia tatuaggi a braccio intero, piercing infilati nei posti più impensati, barbe grandi e puzzolenti e tagli di capelli per i quali i parrucchieri che li hanno realizzati meriterebbe l’ergastolo.

Le donne, nella nuova mania dell’accorpare le sfilate, vengono buttate in passerella insieme ai colleghi maschi, e a guardarli tutti insieme non si nota nessuna differenza. C’è la nuova guerriera metropolitana, l’ombrosa romantica o l’androgina sopravvissuta alla bomba atomica. Tutte sfoggiano abiti di discutibile eleganza, abbinati con sciatteria glamour a orribili  – ma carissime, perché firmate anch’esse – ciabatte da mare e da piscina.

Solo Re Giorgio, dall’alto del suo gusto e della sua esperienza, si ribella a questa tendenza, invitando colleghi e giornalisti di settore a smetterla di osannare porcherie che ridicolizzano gli uomini, e ridisegna per i suoi uomini e le sue donne abiti dai tagli eleganti e di banale raffinatezza, che mettono in risalto il suo grande talento.

Insieme a lui solo il mio amico Diego Dossola, che disegna una collezione squisitamente colorata e femminile. Alla domanda su cosa lo abbia ispirato per la nuova collezione, lontano dall’inutile filosofeggiare dei suoi colleghi (che inventano storie inascoltabili,) racconta semplicemente di essersi addormentato, ubriaco, al parco Sempione. Il mattino dopo, al suo risveglio, rendendosi conto di trovarsi sull’erba di un prato cittadino, ha pensato al contrasto tra il canto degli uccelli e il rumore della metropoli, dando vita a una bellissima collezione Il parco in città, con una serie di stampe coloratissime in cui compaiono rane e cani, con tanto di cacche, fiori, libellule, e picnic en plein air. Perché la vita è questa e tutta la filosofia spicciola che ci snocciola cercando di vendere porcherie, porterà a essere dimenticati in un battito di ciglia finte.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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