Luoghi

Un bollettino di guerra per Christo

piers

Il 3 luglio è ultimo giorno utile per passeggiare sui floating piers di Christo sul lago d’Iseo.
Quando ho scritto il post che parlava dell’installazione (il post qui), era difficile immaginare cosa sarebbe successo in questi giorni: una cosa è visualizzare migliaia di persone che si avvicendano su una passerella, altro pensare alle stesse che si spostano in tutti i modi possibili per raggiungere il lago d’Iseo.

I dati diffusi con cadenza giornaliera assomigliano a un bollettino di guerra: strade intasate, parcheggi e treni presi d’assalto, battelli pieni, migliaia di persone in coda per poggiare i piedi sul nastro color arancio a temperature da insolazione, partenze nel cuore della notte per evitare la ressa, gente costretta a tornare indietro per le difficoltà; e poi organizzatori in affanno per garantire la manutenzione dell’opera e disagi con la pulizia dei luoghi che accolgono l’evento. Il Codacons ha anche presentato un esposto per conoscere i costi a carico della collettività che l’imponente afflusso all’installazione sta comportando.

E i visitatori? Chi ha raggiunto i floating piers si dice entusiasta dell’esperienza e afferma che ne è valsa sicuramente la pena: è bello indugiare sulla passerella e si può restare tutto il tempo che si desidera, il tessuto è gradevolissimo sotto i piedi nudi – per chi ha voluto seguire il suggerimento di Christo – lo spazio più che sufficiente per tutti e la prospettiva da cui si può vedere il lago unica.

Guardando foto e filmati, è immediato pensare alla quantità di opere d’arte, mostre ed eventi che punteggiano la nostra penisola e che non vengono presi d’assalto allo stesso modo (in diversi casi è sicuramente un bene); sembra che, per garantire afflussi significativi di visitatori – stando ai numeri di questo giorni sul lago – sia necessario limitare il tempo per accedere ad un oggetto d’arte o ad un evento culturale, creando un’idea di scarsità; essere immersi in luoghi bellissimi e ricchi di cultura, evidentemente, non sempre è sufficiente: perché si desideri fruirne, è necessario trasformare la visita in un evento a tempo.

Il progetto dei floating piers è stato programmato come il lancio di un prodotto, di un iphone di ultima generazione: le immagini e le informazioni diffuse prima della disponibilità, il lancio sul mercato, le code fuori dai punti di vendita per accaparrarsi il nuovo modello ed essere sicuri di possederlo tra i primi, o unici, anche se gli unici si contano in migliaia, nel caso della passerella.

Senza stigmatizzare o storcere il naso davanti ad affluenze record come quelle di questi giorni sul lago d’Iseo, è evidente che più modelli di fruizione dell’arte e degli eventi culturali (qualsiasi accezione si voglia dare al termine arte e cultura) possono coesistere.
A pensarci, la corsa ai floating piers è una faccia dell’omologazione a cui siamo quotidianamente sottoposti. Nel tentativo di liberarcene, siamo pronti a sobbarcarci ore di code e disagi per avere la garanzia del ricordo di un’esperienza unica al mondo, anche se in compagnia di un milione di altre persone.
Da un lato vogliamo essere unici, ma ci è consentito solo in massa.

(Paola Giannelli) ® riproduzione riservata

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