Storie e persone

Storia del mendicante che divenne usuraio

pappu

Pappu Kumar è un giovane indiano pieno di belle speranze: di famiglia borghese – brillante studente di scuola superiore – si appresta a sostenere gli esami di maturità, per iscriversi all’università e diventare ingegnere.

Purtroppo, una mattina, i sogni si infrangono contro l’automobile che lo investe. Guarito dalle varie fratture, Pappu resta parzialmente paralizzato e infermo per sempre. A disgrazia si aggiunge disgrazia: una volta uscito dall’ospedale, la famiglia, considerandolo ormai un peso improduttivo, lo caccia di casa.

Per Pappu, abbandonato al proprio destino in un paese già di per se difficile, inizia una vita da mendicante nella stazione di Patna, la sua città natale. Più volte invitato dalla polizia a lasciare libero quell’angolo di miseria – il nuovo sindaco vuole ripulire la città e, per un maggior decoro, cacciare tutti i mendicanti – Pappu rifiuta di andarsene fino a che, un giorno, viene arrestato.

Condotto negli uffici del commissariato, dove viene costretto a declinare le proprie generalità, il funzionario che segue il suo caso fa una scoperta sbalorditiva: nel decennio che ha passato a chiedere la carità, Pappu Kumar, risparmiando rupia dopo rupia, si è costruito un patrimonio che si aggira intorno ai 185,000 dollari ed è l’intestatario di ben quattro conti correnti, aperti in banche diverse, dove deposita i guadagni quotidiani.

A seguito di questa strabiliante sorpresa, il commissario ordina ai suoi agenti di compiere indagini più approfondite e scavando nelle attività di Pappu, scopre che è uno dei più noti usurai cittadini, creditore di un nutrito gruppo di negozianti che faticano a tenere in piedi i propri negozi e hanno, talvolta, la necessità di ricorrere ai prestiti da ripagare con interessi esorbitanti.

Quando gli è viene chiesto perché non abbia mai cercato di curarsi, con tutti i soldi che ha guadagnato, Pappu risponde candidamente: «Chi farebbe mai la carità a un uomo sano?» Una risposta che non fa una piega, perché le disgrazie, a volte, aguzzano l’ingegno.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

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