Storie e persone

Chi ha paura di vincere?

marcus

Immaginate di essere un bravo attore, con una sincera passione per la recitazione, così sincera da averne fatto una professione. Per quanti sforzi abbiate accumulato, però, non vi è riuscito d’andare oltre i circuiti teatrali minori. L’impegno è stato strenuo, nulla è rimasto intentato, ma sembra che non riusciate a fare il salto di qualità per essere inclusi tra gli attori promettenti. State per gettare la spugna: nel vostro caso significa rinunciare al palcoscenico e accettare un incarico da insegnante di recitazione in una scuola per persone annoiate e danarose in cerca di hobby che profumino di cultura. Avete praticamente già deciso, in più non vi è mai dispiaciuto insegnare.

La vostra compagna non condivide questa scelta: la sede del nuovo lavoro è lontana, è poco che state insieme, non le piace l’idea che vi separiate e vedervi rinunciare ai sogni. Sera dopo sera vi ha ascoltato in teatro e le è parso impossibile che nessuno si sia ancora accorto della vostra bravura, per cui, un giorno vi incoraggia a partecipare ai provini per una nuova trasposizione cinematografica dell’Amleto. Si tratta di una produzione faraonica e il regista sembra avere un appuntamento annuale con la candidatura agli Oscar. Scuotete il capo, si tratta un’impresa impossibile, ma ci provate. Il provino è stupefacente: dalle comparse vi passano alle selezioni per i ruoli minori, poi a quelli da comprimario. Anche lì la vostra bravura si nota e il regista decide di ammettervi alle selezioni per il ruolo di Amleto insieme al più famoso interprete del teatro shakesperiano del momento. Stesso copione, stesso giorno.

Ora, prendete la vicenda di questo ipotetico attore, chiamatelo Marcus Willis, 25 anni, Inglese, trasformatelo in tennista professionista e accompagnatelo su un campo da tennis. Non uno qualsiasi: Wimbledon. La storia non cambia quasi per niente, soprattutto è vera.
Quando inizia il torneo, Marcus Willis è il quasi sconosciuto numero 772 della classifica mondiale ATP, ma, attraverso le qualificazioni, si trova ad affrontare Re Federer, trasformandosi nell’avversario che porta in campo l’energia di chi non ha niente da perdere. La favola non può finire con la vittoria di Willis – Federer è pur sempre uno dei tennisti più forti al mondo – ma il pubblico lo adotta per tutto l’incontro: il cuore e l’entusiasmo sono dalla parte del venticinquenne tennista inglese a cui, nonostante la vittoria di Federer, viene tributata la standing ovation.

Molti gli ingredienti di questa storia: passione, perseveranza, una donna e un uomo innamorati, forse degli avversari che sottovalutano Willis, un futuro lavoro da maestro di tennis in un club americano, le coincidenze, il destino. Date il peso che desiderate a ciascuno degli elementi e aggiungetene altri secondo la vostra sensibilità. Mescolando il tutto, accade che il quasi sconosciuto Marcus Willis, residente nella periferia delle graduatorie, porti il guizzo dell’inatteso in uno dei tornei di tennis più prestigiosi del mondo.

Mi piace pensare si tratti prevalentemente di tenacia, di provare un’ultima volta, anche a costo di grattare il fondo delle riserve di fiducia e  anche se la determinazione sembra quasi esaurita (è una delle poche dimensioni dell’animo che può ricostituirsi). Provare a pensare – nel momento in cui abbiamo deciso di arrenderci – e se invece mancasse davvero poco?

A volte è così. Chiedetelo a Marcus.

(Paola Giannelli) ® Riproduzione riservata

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