Racconti

La prima cosa bella

cosabella

La casa è immersa nel silenzio sonnacchioso del caldo pomeriggio d’estate – le persiane chiuse, a riparare dall’afa soffocante di agosto. Si suda anche a stare fermi. Matteo è solo. I suoi genitori sono andati a trovare degli amici dall’altra parte dell’isola: torneranno solo a sera tardi, dopo cena. Lui aspetta Alice, con cui ha trascorso le lunghe estati della propria infanzia e che ha ritrovato, dopo anni in cui si erano persi di vista, solo due giorni fa. Quando lei lo ha salutato, nel vicolo che porta giù al mare, Matteo non riusciva a riconoscere, in quella ragazza bionda e abbronzata, bella da togliere il fiato, la bambina di tanti anni prima.

La simpatia e la complicità di un tempo – le giornate a esplorare le spiagge e inventare giochi, incuranti dei continui richiami delle madri – sono ritornate intatte, lui ha cominciato a corteggiarla, emozionato e confuso, nello scoprire che lei ricambiava le sue attenzioni. Il primo bacio – la sera prima, nascosti tra le rocce e il rumore fragoroso delle onde – gli è rimasto disegnato sulle labbra, come un tatuaggio. L’attesa di lei, e il pensiero che tra poco sarà lì con lui, gli hanno tolto il sonno – confuso e pieno di sogni – e l’appetito; ha passato le ultime ore camminando avanti e indietro per la casa, senza trovare pace, inventandosi cose da fare per soffocare l’emozione e stancare il desiderio.

Quando sente il campanello, il cuore inizia a battergli così forte da coprirne il suono e, quando lei appare in fondo al grande salone, con addosso il profumo fresco del vento e quello acre del mare, si stanno già baciando.

Le loro bocche sorridono dentro i baci, le gambe lunghe scavalcano un gradino dopo l’altro. Raggiunta la stanza, si liberano degli abiti e si incamminano insieme, per la prima volta, attraverso i magici sentieri di una nuova conoscenza. Belli della loro giovinezza e dell’inesperienza, si regalano l’uno all’altra come cuccioli affamati che scoprono il cibo o come ciechi che sanno miracolosamente orientarsi dentro un buio tutto nuovo e sconosciuto.

I loro corpi si completano alla perfezione. Le mani che sanno accarezzare, timide e sfacciate nello stesso tempo; le bocche che esplorano ogni angolo di quei corpi giovani che, come terre promesse, si abbandonano all’amore e regalano vita nuova. Dalla porta aperta, le note leggere di Free Love dei Depeche Mode, come un canto lontano di sirene, riempiono il silenzio polveroso del pomeriggio. È la canzone che si adagerà nelle pieghe profonde dei ricordi, si insedierà dentro ai loro cuori, abiterà i loro muscoli, scorrerà per sempre dentro il sangue: «And I’m only here, to bring you free love, let’s make it clear that this is free love. No hidden chatch no strings attached just free love».

Oggi, quando ancora le loro vite nuotano nel presente, e il futuro è una lunga strada da percorrere, piena di sorprese da scoprire, abitata da giorni dei quali non si vede la fine, dovunque vadano, quelle parole ritornano all’improvviso, come stormi di uccelli rinchiusi dentro il cuore, e portano la nostalgia dolorosa di quella prima cosa bella, che ha tracciato, per sempre, le loro vite.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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