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Una volta conoscevo i nomi delle stelle. Li avevo tutti in mente, perché ero stato io il primo a pronunciarli. Ne osservavo la luce, di notte, accendersi mentre il cielo scuriva. Attorno gli alberi, su cui durante il giorno le cicale tramandavano i racconti dell’estate, fatta di noia e brusii, di api, di fauni e capri che inseguivano zoccoli di rame, albe tinte di rosa, vergini, lacrime di dee.

Le nuvole cambiavano di forma mentre le disegnavo, con il dito intinto in una ciotola di latte. Parlavo coi centauri. Sentivo la voce di Eco seguirmi nel bosco. Il presente dipingeva le stagioni. Danzavo sotto la vite, muto, il cuore tra i girifalchi e l’upupa, che col suo becco curvo diceva le sorti agli uomini e agli dei. Per l’aria di vetro suonava la cannuccia il grande Pan, strappando un velo di cupa meraviglia.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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