Storie e persone

Da grande sarò una social star

kim

James Holt è un ventiduenne di Manchester. Se fosse un tifoso di una delle due squadre di calcio locali, sarebbe uno dei tanti ragazzi della sua città. James, invece, non è un appassionato di Football, è un fan delle sorelle Kardhasian: Kim, Kylie e Khloe, il KKK dei social network e della fatuità fatta persona. Ma anche qui non ci sarebbe nulla di male: ciascuno è libero di idolatrare chi vuole, anche un wurstel, se la cosa gli aggrada. Il lato “strano” della cosa (e scrivo strano tra virgolette, perché il concetto di normalità, e quindi di stranezza, pare abbia ormai perso ogni valore) è che James non si limita a idolatrare le tre ragazze – soprattutto le ultime due – ma vuole anche somigliare loro.

Per riuscirci, ha speso, da quando aveva diciassette anni, venticinquemila euro in interventi estetici, diecimila dei quali per iniezioni di botox alle labbra: ora sfoggia due vistose salsicce, incorniciate da baffi e pizzetto. Inoltre, per ottenere il fatidico sguardo KKK, si è fatto ritoccare occhi e zigomi. Il più sembra fatto, ma l’ossessione di James non si limita al viso dei suoi idoli: «Amo le Kardashian» dice «soprattutto Kylie e Khloe. Amo il loro enorme lato B e la vita sottile». Così, indossa ogni giorno un corsetto così stretto da rendergli il sedere prominente e la vita una specie di stecchino. A finanziare questa ossessione, ci pensano tre attempati fan di James (il fan del fan è un’altra delle sottocategorie dalla moderna piramide sociale) che gli passano soldi in cambio di fotografie in pose sexy.

Nell’era del mercato globale e totale, quest’ultimo è il lato banale della vicenda. Quello più inquietante è un altro: il fatto che James voglia diventare la copia di una copia (anzi, di una triplice copia). Le sorelle KKK, infatti, non sono che la copia di una serie di stereotipi femminili che hanno cominciato a formarsi con le pin up degli anni quaranta e parevano essersi fossilizzati, definitivamente, nelle sembianze di Barbie. Ma così non è stato. Il percorso che ha portato dalla donna alla bambola è stato rifatto a ritroso più volte (da personaggi più o meno noti) e ora genera il proprio sottoprodotto: la copia della copia di uno stereotipo. Non è un fenomeno isolato: è una tendenza destinata a consolidarsi. James Holt sarà dimenticato, ma rappresenta un’avanguardia.

Ecco. È arrivato il postino a consegnarmi il botox.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

 

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