Inquieto vivere

Notturno mare

notturno

Nella città da cui provengo c’è una lunga fila di lampioni sul mare, a perdita d’occhio, di una intensa bellezza, di notte.
Prima che il lungomare lasci spazio a terreni incolti, palazzi-casermoni e ville disordinate, ecco qualche bar, un paio assolutamente senza pretese, di quelli in cui non entreresti neanche per un caffè, di corsa, al mattino.
Nelle notti oziose d’estate, a tarda ora, quando hai voglia di una birra, sono sempre aperti e lì sei sicuro di trovare qualcuno che conosci, e altri che hai visto cento volte, ma non conoscerai.
Anche loro sanno chi sei, ma non ti parleranno, per mutuo riconoscimento di diversità e non appartenenza.
E so che se tornassi lì fra mille anni, di fronte al mare notturno macchiato dai riflessi arancio dei lampioni, nei giardini in penombra, troverei sempre qualcuno che conosco e a cui appartengo con forza, e qualcuno che riconosco senza appartenervi.
E ora che sono qui, a mille chilometri di distanza e – per qualche oscuro inganno della mente – mi affaccio al balcone di notte e sento un impossibile profumo di mare, mi chiedo quanti linguaggi diversi abbia l’appartenenza; e se si finisca per essere legati a chi riconosci e a chi mai apparterrai.

(Paola Giannelli) © riproduzione riservata

Foto: Vincenzo Vacca

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