Storie e persone

Il mare, la biglia di Gimondi e i risvolti della mitologia

gimondi

Uno si metteva seduto sulla sabbia, altri due lo afferravano per le caviglie, e lo tiravano. Le piste si facevano così, col sedere. Poi si faceva la conta per scegliere le biglie. Chi vinceva – non c’erano santi – sceglieva Gimondi. Qualcuno, in verità, sceglieva Merckx, ma tutti lo consideravano un venduto. Gimondi era il più forte, anche se Merckx vinceva sempre.

Tuttavia, ogni sempre ha un limite e lo si vide il 2 settembre 1973. Tutto era iniziato quasi dieci anni prima. Nel 1965, primo anno da professionista, Felice Gimondi vinse a sorpresa il Tour de France e arrivò terzo al Giro d’Italia. L’anno dopo vinse un pugno di classiche, fra cui la Parigi-Roubaix e il Giro di Lombardia. Sembrava imbattibile, invece, si trovò sulla strada Eddy Merckx, il “cannibale” belga. Felice continuò a vincere (il Giro del ’67, la Vuelta del ’68, ancora il Giro del ’69 e del ’76, classiche come la Milano-Sanremo) ma Eddy vinceva più di tutti.

Fu la frustrazione di Gimondi. Era un campionissimo, ma c’era qualcuno più campionissimo di lui, un dio della bicicletta, qualcuno con cui sembrava impossibile battersi. Ma ci sono angoli della mitologia in cui anche Ettore riesce a battere Achille. Per esempio Montjuic ’73, campionati del mondo di ciclismo su strada. All’ultimo giro, a giocarsi il mondiale, restano in quattro: lo spagnolo Ocaña, il giovane belga Maertens, e loro due, Merckx e Gimondi. Ancora una volta tutto sembra congiurare contro Ettore, schiacciato fra Achille e il suo giovane scudiero (Ocaña, invece, nonostante fosse un ciclista di gran classe, non era dotato per il finale di quella gara). E invece, Felice si accorge che la gamba del “cannibale” non gira come dovrebbe. Il belga, gattone dall’aria impenetrabile, finge indifferenza, ma sull’ultimo rettilineo, a sorpresa, dà via libera a Maertens (che in seguito di mondiali ne vincerà due, quindi non era un brocco). Eddy spera che Felice, per ribattere, aspetti il suo scatto, e lasci andar via il compagno di squadra. Ma Gimondi non abbocca: si lancia dietro Maertens e lo supera proprio sull’arrivo. Ettore si era sbarazzato di Achille.

Il giorno dopo, la biglia di Gimondi la volevamo veramente tutti.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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