Inquieto vivere

Un euro per una lettera d’amore

lettera

È quanto chiede Caterina, una signora sessantenne che vende album di figurine, libri antichi e altri oggetti legati al collezionismo di carta, per le lettere d’amore di sconosciuti.

Al Balon, il mercato delle pulci di Torino, basta un euro per comprarne una: circa il costo di un quotidiano, un caffè, meno di un cappuccino o di un gratta e vinci. Le lettere vengono recuperate dagli sgomberi di appartamenti, cantine e solai e sopravvivono a chi le ha scritte e conservate. Gli acquirenti affermano di leggerle con emozione e nostalgia: sono probabilmente tra le ultime scritte su carta.

Ho ancora qualche lettera di quando ero adolescente, in una scatola a fiori bianchi su fondo verde, che non rileggo quasi mai; non credo mi piacerebbe se le mie lettere finissero sul banco di un rigattiere antiquario, non tanto quelle che ho ricevuto, ma quelle che ho scritto.

Ho immaginato lo sgombero di un solaio. Un figlio, una nipote, un padrone di casa – per strada fa freddo o un caldo insopportabile – che si disinteressa di ciò che che quel luogo conserva e, dopo un’occhiata sommaria per controllare se c’è qualcosa di valore, incarica un rigattiere di portare tutto via: lampade, oggetti da riparare, giocattoli, cianfrusaglie inservibili, lettere d’amore. C’è puzza di umido o polvere.

Non so se preferirei fossero affidate a una discarica, insieme alle collane che non riparerò mai e agli orecchini spaiati, oppure comprate a un euro, e in qualche modo custodite fino al successivo sgombero.
Ancora non so decidere, so solo che davanti al banchetto della signora Caterina l’istinto sarebbe di comprarne un po’ per proteggerle, perché non vengano violate.
Forse è una preoccupazione inutile, il destino delle lettere d’amore è quello di sopravvivere a chi le ha scritte, ma solo per un po’, prima di trasformarsi nel nutrimento del prossimo albero, dei fondali marini o perdersi in un pupazzo di cartapesta.

Sembra, dall’esempio di Torino, che ad alcuni sgomberi di case possa essere applicata la regola del maiale: non si butta via niente, e si può provare a raggranellare qualche spicciolo con le emozioni altrui.

Mi sa che, a scanso di equivoci, metto un appunto in bella vista per informare che preferisco che le mie lettere d’amore vengano bruciate, strappate, disperse nel vento: non vorrei che fra cento anni qualcuno le mettesse a prender freddo, o caldo – senza la loro bella scatola verde a fiori bianchi – in qualche suq planetario.

(Paola Giannelli) ® Riproduzione riservata

Immagine: J. Vermeer, Donna che legge una lettera davanti alla finestra, Gemäldegalerie, Dresda

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