Storie e persone

Mi chiamo Pablo EskoBear

Cocaine-Bear-1

Prendete uno spacciatore – chiamiamolo Andrew Thornton II – che, sfruttando il suo lavoro di tenente alla narcotici, mette in piedi un immenso giro di droga. Osservatelo quando decide di organizzare il colpo che gli cambierà la vita, mettendo in scena una morte fasulla: noleggia un aereo, si lancia col paracadute – con addosso la refurtiva – e, quando l’aereo si schianta al suolo, immaginatelo mentre pensa di godersi il resto della vita in un paradiso tropicale.

Immaginatelo soltanto, perché – e qui il sorriso di Andrew si trasforma in una smorfia di terrore – il paracadute non si apre (forse il bottino che si porta addosso, in soldi e cocaina, è troppo pesante) e il povero aspirante miliardario si sfracella al suolo. Fine della storia? No.

Dimenticate Andrew (per ora) e spostate l’attenzione su quell’orso nero che, lentamente, saettando la lingua in cerca di miele, si avvicina al fresco cadavere. Lo mangia? Nemmeno per idea. C’è un profumino più attraente nei paraggi: quello della cocaina. Cocaina caduta dal cielo: una cosa che farebbe impazzire di gioia qualunque fattone. E anche un orso, a quanto pare. Ci infila il muso e non ne lascia nemmeno un granello, senza sapere di aver imboccato una “pista” senza ritorno.

Qualche tempo dopo, i ranger trovano sia Andrew che l’orso, tutti e due morti stecchiti, ma scoprono – eseguita l’autopsia – che il plantigrado è morto (felicemente, immagino) per la più grande overdose della storia (40 chili circa).

Se state pensando che mi sia inventato tutto in preda a una bella dose di acido, vi sbagliate: purtroppo è una storia vera, accaduta nel 1985. E non è finita qui.

L’orso, che con un gioco di parole che mischia Escobar – il più grande trafficante di droga della storia – a bear (la parola inglese per orso)  è stato soprannominato EskoBear, ha vissuto mille peripezie anche da morto. È stato impagliato ed esposto in un museo andato in fiamme qualche anno dopo. Scampato all’incendio, è stato acquistato da un noto cantante country americano che lo ha venduto a un ricco uomo d’affari cinese il quale, alla propria morte, lo ha lasciato in eredità alla moglie. Quest’ultima, non sapendo cosa farsene (come darle torto), ha pensato bene di farlo ritornare da dove era partito.

Così, oggi, EskoBear “vive” in un parco del Kentucky dove, ogni giorno, centinaia di visitatori lo vanno a trovare, curiosi di vedere da vicino l’orso ingordo e fattone che detiene il primato di una morte singolare e dai tratti fantastici, di solito esclusiva di noi umani.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

 

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