Storie e persone

Cazzi e pistole

cazzi

Lo scorso 24 agosto, 3.500 studenti dell’Università del Texas, a Austin, sono andati a lezione portando con sé – dentro gli zaini o in bella vista – enormi cazzi di plastica di tutti i colori. Volevano protestare contro una legge – firmata a giugno dal governatore dello stato, Greg Abbott, ed entrata in vigore proprio quel giorno – che permette, a chiunque lo voglia, di recarsi a lezione, dentro gli atenei dello stato, portando con sé un’arma da fuoco.

Jessica Jin, organizzatrice della curiosa protesta, voleva ironicamente far notare, grazie ai multicolori cazzoni, che nello stesso stato – patria dei presidenti Bush e tra i più conservatori d’America – è prevista una multa fino a cinquecento dollari per chi mostra pubblicamente oggetti considerati osceni. Mentre invece qualunque squilibrato è totalmente libero di acquistare una o più armi e di compiere una strage tra gli insegnanti e gli studenti di un ateneo perché – a detta del governatore, che ha fortemente caldeggiato l’approvazione della legge – «i cittadini hanno il diritto di difendersi dalle minacce terroristiche, che incombono costantemente sul paese».

Insomma: per i cowboy benpensanti del Texas, è più pericoloso circolare per le strade con in borsa un pene finto, piuttosto che con un arma in tasca, pronta a fare fuoco. Cosa che ricorda tanti genitori che dichiarano di preferire un figlio drogato o morto, piuttosto che ricchione.

Si vede che, per gli allenati e solerti poliziotti americani – spesso protagonisti di abusi e soprusi nei confronti dei più deboli – è più facile e piacevole rispondere al fuoco e far fuori un cecchino, piuttosto che farsi una bella risata di fronte alle più innocue e divertenti provocazioni della vita.

(Stefano Simonini) © riproduzione riservata

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