Storie e persone

Dalla parte delle bambine

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Kriti Bharti è un’attivista indiana, psicologa di formazione, che è riuscita a impedire circa novecento matrimoni precoci, ottenendone l’annullamento in ventinove casi. L’Unicef definisce matrimonio precoce un vincolo matrimoniale o un’unione prima dei diciott’anni; in un caso su nove la sposa ha meno di quindici anni [1]. Anche se il fenomeno riguarda in genere bambine e ragazze con maggiorenni, in alcuni casi coinvolge un bambino e una bambina.

La lista dei paesi in cui viene ammesso o tollerato è lunghissima e la definizione non si adatta solo ad alcuni Paesi dell’Africa occidentale, sub-sahariana o dell’Asia. Persino i civilissimi Stati Uniti d’America consentono, in alcuni stati, il matrimonio di un minore con la sola autorizzazione del giudice , con casi di matrimoni avvenuti tra ragazzine di 13/15 anni e adulti che, talora, avevano più del doppio della loro età. 

L’India è il Paese in cui – in ragione dell’ampiezza della base demografica – si registra il maggior numero di casi, circa 10 milioni [2], nonostante, per legge, un matrimonio possa essere contratto solo da una donna di almeno 18 anni e un uomo di 21.
Non è infrequente che le ragazze vengano a conoscenza del matrimonio solo quando raggiungono la pubertà; possono essere obbligate a trasferirsi presso la nuova famiglia contro la loro volontà, a volte quando sono ancora bambine.
Quello di Santadevi Meghwal, andata in sposa a undici mesi con un bambino di nove anni, è un caso limite ed emblematico: venuta a conoscenza del vincolo e raggiunta la maggiore età, con l’aiuto di Kriti Bhari e l’associazione benefica da lei fondata, è riuscita a far annullare il suo matrimonio, ma la vicenda le è valsa l’ostracismo dalla comunità e una pesante sanzione pecuniaria.

Kriti Bharti offre supporto alle bambine e ragazze le cui famiglie sono spesso restie a intraprendere un percorso difficile e che non viene visto di buon occhio dalla comunità, ma con pazienza si riesce a infrangere una tradizione secolare che affonda le proprie radici nella povertà; in molte comunità le bambine sono considerate un costoso fardello di qui  il bisogno di trasferirne il costo sul marito. Impedire un matrimonio o scioglierlo è una procedura complessa, con risvolti legali, coinvolge le famiglie e il consiglio degli anziani del villaggio. Dopo l’annullamento, Kriti Bharti aiuta le ragazze a rendersi economicamente indipendenti (anche se si tratta di casi marginali, ha offerto il suo supporto anche a ragazzi minorenni).

L’Unicef include il matrimonio precoce tra le violazioni dei diritti umani fondamentali: compromette lo sviluppo di chi lo subisce come persona e ha, tra le sue conseguenze, gravidanze precoci (e maggior incidenza di mortalità materna e infantile),  isolamento sociale, interruzione dell’educazione scolastica, maggior rischio di violenza domestica e relega bambine e ragazze in un ruolo e una condizione che le disumanizza.
Kriti Bahrti tutto questo lo sa da tempo ed è determinata a fare in modo che l’India diventi al più presto una nazione in cui non vengono più contratti matrimoni tra e con bambini, nonostante le difficoltà, nonostante le minacce sistematiche che riceve, anche di morte.

Non è sola, molte associazioni, in diverse zone del mondo, si stanno muovendo nella stessa direzione, con impegno e fatica, provando a far rete, con l’obiettivo più difficile di tutti: far uscire bambine e ragazze dall’invisibilità.

Si tratta non di restituire, ma costruire, insieme a loro, un futuro.

Nella foto: Kriti Bharti

_____________

[1 ] Fonte: ICRW, International Center for Research on Women.

[ 2] Con riferimento alle donne, tra i 20 e 24 anni, che hanno contratto matrimonio prima dei 15 anni (dati rilevati nel 2011). Fonte: Vogelstein, R, Ending Child Marriage, How elevating the status of girls advances US foreign policy objectives, Council on Foreign Relations, 2013.

(Paola Giannelli) ® Riproduzione riservata

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