Racconti

La piccola fuga (BWV 578)

fuga

Dagli scogli della barriera frangiflutti, a circa duecento metri dalla riva, Andrea guardava la spiaggia. Le voci, quasi tutte di bambini, arrivavano attutite. Chiacchiere, schiamazzi, scherzi, ogni tanto il richiamo di un adulto: un padre, una madre, un nonno. Davanti a lui, una bottiglia di birra oscillava pigramente, a pelo d’acqua: tappata, anche se vuota. Un avanzo dei bagordi della notte precedente. Si voltò, verso il mare aperto, e vide una barca a vela. Tornò a guardare la spiaggia. Vide l’ombrellone a spicchi e la tenda arancione, sotto la quale dormiva la figlia più piccola. Sua moglie era stesa a pancia in giù, su una stuoia, e guardava la battigia, dove il figlio più grande giocava con paletta e secchiello.

Andrea guardò a destra e sinistra, verso nord e verso sud. Da ogni lato, il frangiflutti proseguiva per una ventina di metri, poi si interrompeva, lasciava libero un tratto di mare largo una ventina di metri e riprendeva: come una linea tratteggiata disegnata dagli scogli davanti alla spiaggia. Senza una ragione, pensò che, scendendo in mare dalla parte opposta alla riva, dietro il frangiflutti, avrebbe potuto sparire. Nuotare di qua o di là, protetto alla vista. Percorrere uno dei tratti non coperti dagli scogli, tenendo soltanto la testa fuori dall’acqua. Raggiungere la riva. Confondersi fra i bagnanti e poi non farsi più trovare. Sarebbe stato facile. Niente preparazione: solo qualche soldo nei calzoncini da bagno – per comprarsi una maglietta, un paio di pantaloni, dei sandali -, niente altro. Una volta scomparso, avrebbe pensato al resto, che immaginò senza visualizzarlo.

Sì, sarebbe stato facile.

Si tuffò in malo modo, come faceva sempre, perché non aveva mai imparato a farlo, e tornò verso riva. Quando uscì dall’acqua, sua figlia si svegliò, il bambino gli chiese di costruirli un castello di sabbia e sua moglie alzò gli occhiali per guardarlo. Lui sorrise a tutti e tre. Era facile farlo.

(Stefano Bandera) © riproduzione riservata

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