Racconti

Milleottocentotre dediche

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Non credo sia un’avversione alla pagina bianca, ma un libro senza dedica mi sembra triste, come se mancasse qualcosa. Quando ne riprendo uno dalla mia libreria, leggo il dorso, lo sfilo, rileggo il titolo sulla copertina, poi il retro, e per ultima la dedica. Ho milleottocentotre dediche e ricordo ogni persona che le ha scritte.

Ce n’è una di Marica, libraia, che dice: a Mara, sperando di vederla sempre più spesso e un grazie per aver reso la mia giornata più bella. Schietta.

Quella di Matteo, studente di ingegneria: davvero non mi aspettavo di scriverti. Il libro della  vita è una continua sorpresa. Retorico, ma appassionato.

Carlo, giornalaio: ne ho viste di stranezze, ma tu sei una di quelle che ricorderò sorridendo, con un sorriso come quello che hai sul volto, mentre ti scrivo questa dedica. Immagino avessi davvero un sorriso ebete mentre lui scriveva e sbirciava.

Cosa c’è di strano? Non conoscevo nessuna di quelle persone. Alcune continuo a non conoscerle, altre, con quel libro, sono ora tra i miei amici.
Insomma, quando compro un libro, mi procuro una dedica. La chiedo a un commesso della libreria (i commessi sono i miei preferiti, dopo un attimo di perplessità mi classificano tra i lettori eccentrici e mi trovano divertente), qualche volta a un barista, se bevo un caffè o un cappuccino mentre sfoglio con cura il nuovo libro, oppure a una persona che ho visto leggere in tram. Non c’è una regola, mi affido all’ispirazione del momento: un gesto, uno sguardo, un abito inconsueto, la custodia di uno strumento musicale al fianco. Dopo una breve spiegazione, e il loro sguardo perplesso, diffidente o divertito, ottengo in genere la mia dedica.

Ieri, ero su una panchina di un centro commerciale con il  nuovo libro tra le mani, quando si è avvicinata una bambina: occhi neri, capelli castani ricci e corti, un vestito rosa con molte balze intorno all’orlo. Era attratta dal pacchetto che stavo aprendo. È rimasta a osservare mentre liberavo il libro dalla carta.
L’ho guardata e le ho chiesto se avesse voglia di scrivermi una dedica.
«Io so scrivere solo il mio nome» mi ha risposto «ho iniziato da poco la scuola.»
«Ma sai pensare, giusto?»
Ci ha riflettuto un attimo, le braccia immobili lungo i fianchi, poi mi ha chiesto: «A cosa devo pensare?»
«A una cosa bella e poi, se vuoi, puoi regalarmi questa cosa bella che hai pensato.»
«Mi piace tuffarmi in piscina, se ti tuffi sei felice anche tu. Va bene?»
«Secondo me, sì.»
«Allora questa cosa che ho detto.»
Ho preso la penna dalla borsa e scritto la dedica sul mio libro.
«Come ti chiami?»
«Jasmine.»
«Te la leggo. A Mara, perché tuffarsi nelle piscine è bellissimo e le auguro che sia sempre felice tuffandosi. Da Jasmine
«È quello che ho pensato?»
«Sì, scritto come si scrivono le dediche.»
«Chi è Mara?»
«Sono io.»
«Ti piace quello che ho pensato?»
«Molto.»

Mi ha sorriso. La mamma, qualche passo più in là, con un lungo vestito e il capo coperto ci osservava; ha chiamato Jasmine, lei si è voltata, poi è tornata a guardarmi.
«Ora vado con mamma al supermercato.»
Mi ha salutata con la mano, guardando indietro verso me, ha fatto qualche passo e l’ho fermata.
«Aspetta Jasmine.»
L’ho raggiunta accanto a sua madre e sotto la sua dedica ho scritto la mia. Poi le dato il libro.
«Questo è per te, se la tua mamma è d’accordo.»
«Non so ancora leggere.»
«Per quando imparerai.»
«Di che parla?»
«Di due persone che si vogliono bene, ma non riescono a dirselo per tutta la vita. E di un grande vento che agita la natura, ce n’è tanto dappertutto nel libro».
«È una bella storia?»
«Sì.»
«E tu non vuoi leggerla?»
«L’ho già letta, ma avevo perso il libro, così l’ho ricomprato.»
«Mamma me la può leggere?»
«Oppure la leggerai da sola, quando crescerai.»
Jasmine ha guardato sua madre per capire se potesse accettare. La mamma ha annuito e sorriso. La bimba mi ha ringraziata, ha preso il libro dalle mie mani e si è allontana. L’ho guardata trotterellare, intenta a porre quelle che sembrano molte domande. La mamma, dondolante sui fianchi spingeva il carrello. Lei, piccolina, aggrappata con una mano al lungo vestito e il faccino in su che con l’altra mano stringeva il libro al petto.

Stamattina, spolverando i libri, ho ripensato alle dediche che mi hanno scritto e a quanto ho amato, ieri pomeriggio, scriverne quell’unica da molti anni.

Ho milleottocentotre dediche più una, in una libreria che non mi appartiene.

Cresci sana, Jasmine, cresci meravigliosamente, ne sono sicura.
Mara.

(Paola Giannelli) © riproduzione riservata

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