emo

Proviamo a farlo con lucidità, anche se le emozioni hanno poco a che fare con la logica.

C’è un disperato bisogno di emozionarsi.
Sarà la vita che conduciamo, sarà una maggiore solitudine o il fatto che le emozioni sono una porta privilegiata d’accesso alla psiche, che spalancano in un attimo.

Il libro che mi hai prestato mi ha emozionata, il quadro che finalmente ho visto dal vero, un brano musicale ascoltato alla radio, un fiore che, con pazienza, ha trovato la sua strada nell’interstizio di un muretto, quell’incontro che non mi aspettavo.

Conoscono bene la nostra sete di emozioni i signori che lavorano per spingerci a consumare sempre più intensamente, con meno domande e minori scrupoli. O quelli che costruiscono notizie fatte per rovistarci con una mano nel cuore, fino a farlo sanguinare.
Un’emozione non si nega a nessuno: si tratti di una bibita energetica, un sapone depilatorio o un fatto di cronaca. Solo così, non penseremo se quello che abbiamo preso dallo scaffale del supermercato è davvero così irrinunciabile, o quello che abbiamo letto proprio come ci hanno raccontato.

Viviamo in una sorta di self service emotivo indotto, ma questa corsa sempre più spinta lascia perplessi, sembra che qualcosa sia stato reciso, manchi.

I venti di superficie smuovono il pelo dell’acqua, lo scompigliano, disegnano percorsi leggeri e veloci, ragnatele di increspature, mentre le profondità marine restano esattamente come prima: il vento lì non arriva, non è mai esistito.

Allo stesso modo, ci emozioniamo velocemente, senza profondità, rinunciando a sensazioni che assomiglino a noi soltanto (o forse non sappiamo cercarle) e che siano l’inizio di un dialogo interno, duraturo, che possa portare a nuove visioni di ciò che siamo o potremmo diventare. Le emozioni, cercate affannosamente, immaginate e rimpiante, spesso non si agganciano a ciò che noi siamo autenticamente.

Non sempre, non tutto il tempo, ma sempre più di frequente; siamo bombardati da sensazioni che possono donarci estasi immediate, fugaci  ma non arrivano a cambiarci, a innescare un – se pur minimo – micro sisma personale.
Un po’ come l’autoerotismo: può provocare molto piacere, ma non è come fare l’amore.

(Paola Giannelli)® Riproduzione riservata

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